25 giugno 2010

Torta biscottata al Gianduia


Una torta per un'amicizia...
Accade che ad un certo punto della giornata arriva una telefonata e dall'altra parte dell'apparecchio c'è una voce che ti accompagna da più di 12 anni, un'amica conosciuta per caso ad una fermata del pullman e che da allora ti ha accompagnata fino ad adesso, passando dalla cartella di scuola al cappellino della laurea... e l'anno prossimo al velo da sposa...
Le amicizie, si sà, rimangono incise nella nostra pelle anche se con gli anni ci si sente un po' di meno, le vite si diversificano e le compagnie cambiano, ma poi senti il bisogno di ritrovare te stessa e l'altra persona è un po' il tuo specchio che ti rimanda la vera immagine di te, quell'immagine costruita a lungo termine negli anni e non frutto di recenti scelte o stili di vita.
Questa torta nasce per te, un'amica da sempre, tu che stai passando un momento difficile e che inconsciamente con questa tua richiesta - mi fai una torta?- mi hai regalato momenti di riflessione sulla mia vita sino ad oggi, sul nostro essere amiche e sui ricordi che ci legano.
La mia torta è questa, biscottata come croccante e dura può essere a prima vista spesso la vita... ma attenta perchè mordendola scoprirai il cioccolato fuso e morbido, perchè è l'apparente durezza delle cose che ci dona di volta in volta la sorpresa della dolcezza che il futuro improvvisamente può regalati, dolce come il pizzico di vaniglia a ricordarti come erano dolci gli anni della scuola in confronto alla vita vera, ed infine quei cuoricini di zucchero... pensali come ad un amuleto, il mio piccolo e personale porta fortuna per te!



Ingredienti (diametro 30 cm)
300g farina 00
70g zucchero di canna
100g zucchero semolato
1 uovo
125g burro lavorato a crema
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 presa di sale
150g di cioccolato Gianduia
50g di nocciole pelate e tostate
zuccherini porta fortuna

Accendere il forno a 180° C e rivestire una teglia da pizza con cartaforno.
Lavorare a crema il burro aggiungendo poco alla volta la miscela di zuccheri, amalgamare per bene con una forchetta sino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo, unire l'uovo e mescolare non troppo a lungo con un mestolo, quanto basta per farlo assorbire.
A parte, con una mezzaluna, ridurre il cioccolato a pezzetti e tritare le nocciole. in una capiente ciotola miscelare la farina con la vaniglia, il sale e il bicarbonato, aggiungere il cioccolato e le nocciole.
Unire la crema di burro al composto secco e con un mestolo di legno mescolare a lungo fino a quando tutta la farina verrà assorbita. Schiacchiare per bene con il cucchiaio il composto, risulterà molto sbricioloso, l'importante e che non sia più visibile il bianco della farina.
Rovesciate il composto nella tortiera in modo uniforme, livellate per bene la superficie e schiacciate con i polpastrelli la frolla, decorate con zuccherini (anche Smarties volendo), infornate per circa 20-25 minuti, fino a quando la torta avrà raggiunto un bel colore biscottato.
Nel momento di estrarre il dolce dal forno fate attenzione, la torta "a caldo" è morbida ed è impossibile estrarla dalla teglia. lasciar raffreddare completamente e solo dopo potrete tagliarla a fette o impiattarla.
La particolarità di questo dolce è innanzitutto la consistenza: a prima vista vi trovate di fronte ad una crostata dura ma... il Gianduia ha la particolarità di rimanere fondente e morbido all'interno dell'impasto (sopratutto ora che le temperature sono alte), sopratutto se avrete l'accortezza di tritarlo a pezzi grossi, le nocciole saranno un netto contrasto a questa morbidezza ed esalteranno il sapore nocciolato del cioccolato.


23 giugno 2010

Pizza a lievitazione naturale





Da quando sono entrata in possesso del lievito madre ho provato più volte a fare la pizza, amiche tra cui Sarah mi hanno passato la loro ricetta, poi ne ho più o meno convertito altre che prevedevano il lievito di birra, ma non ho mai postato nulla perchè ancora non mi convincevano.
Pizze troppo alte, troppo cotte, crude... poi sommiamo il fatto che ogni volta Andrea le farciva talmente tanto (3 cm di farcitura) che la povera pizza cuoceva quasi 1 ora in forno e la base era sempre cruda, per non parlare delle pizze che a metà cottura necessitavano di essere "scolate" dai liquidi che il troppo condimento andavano a creare!!
Poi mi sono decisa a farcire di testa mia, meno condimento in primis, piuttosto prosciutto e affettati sulla tavola da aggiungere a cottura ultimata, magari un olio al peperoncino autoprodotto e via, il 15 minuti la pizza è bella che cotta e non occorre più scolarla (ed evito facce sbigottite degli amici/invitati alla vista della sottoscritta armata di bicchiere e cucchiaio dentro al forno ).
Anche la ricetta è, fino ad ora, la migliore e più comoda che abbia trovato, nel caso vogliate cucinarla per cena si prevede un rinfresco serale e l'impasto al mattino, poi circa 7 ore di lievitazione, stesura nella teglia e altre 7 ore di riposo coperta con un canovaccio umido. La comodità di questi orari è data dall'impastare subito dopo colazione, stendere in teglia dopo pranzo e lasciare tutto al proprio destino fino all'ora di cena.
L'intera giornata di lievitazione rende la pizza sottile ed alveolata, in entrambe le volte che l'ho preparata la base è rimasta croccante tanto che la fetta se presa con le mani rimaneva dritta senza afflosciarsi, pur mantenendo uno spessore di 2 mm. Per le farine in genere mischio la Manitoba con una 0, solo ieri ho utilizzato Manitoba e 00 e sinceramente credo che il risultato migliore si ottenga con la prima combinazione. La pasta è saporita dal sale, anche in questo caso ho trovato finalmente la giusta dose, 2 cucchiaini ogni 500g di farina.
Con la ricetta che vi indico ottenete 2 pizze della dimensione di quella in foto, grande quanto la placca del forno.




200g farina 0
200g farina Manitoba
1 cucchiaio e mezzo di olio
2 cucchiaini di sale
160g Pasta madre rinfrescata
220g di acqua tiepida

Per prima cosa sciogliere il lievito madre nell'acqua tiepida aggiungendo l'olio. Poco alla volta aggiungere la miscela di farine ed impastare. Non appena avrete ottenuto una palla lavorabile passate tutto sulla spianatoia infarinata dove avrete rovesciato anche il sale e lavorate per una decina di minuti, in modo da amalgamare per bene tutti gli ingredienti ed incorporare il sale. Dovrete ottenere un impasto omogeneo e liscio, dividetelo in due e racchiudete a palla le porzioni che lascerete sulla spianatoia (o placca del forno) infarinata, coprite con un canovaccio pulito. Durante le 7 ore di riposo raddoppierà di volume (lasciate riposare al riparo da correnti d'aria).
Passate le 7 ore (all'incirca) stendete con le mani gli impasti in modo da creare 2 dischi di pasta-pizza, devono essere sottilissimi, noterete che l'impasto è molto elastico e quindi potrete aiutarvi tirandolo delicatamente con le dita. Posizionate le pizze su due placche del forno coperte da cartaforno e lasciate riposare altre 7 ore circa, coprendo con un canovaccio inumidito.

Un'oretta prima di farcire taglio la mozzarella a cubetti e la lascio scolare in un colino in frigo, in modo che perda i liquidi.
Preriscaldare il forno a 240°C.
Farcire: io utilizzo della passata di pomodoro in cui aggiungo sale, origano e un peperoncino secco sbriciolato, mettere un paio di cucchiai di pomodoro nel centro della pizza e spalmarlo con movimenti concentrici sulla superficie, lasciando un bordo di 1-2 cm.
Sbriciolare con le dita la mozzarella sopra alla passata, condire a piacere con origano o altri ingredienti (di solito metto della salsiccia a pezzettini).
Quando il forno raggiunge la temperatura infornare a metà altezza per 15 minuti circa (verificarne la cottura osservando il fondo della pizza, deve essere asciutto), decorare con basilico e servire.

NB L'estate scorsa, tra i vari esperimenti, abbiamo farcito una pizza con carpaccio di spada e polpa di granchio (il primo si aggiunge verso fine cottura), buonissima!!






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19 giugno 2010

Torta di pane alla vaniglia, fichi e mandorle



Negli ultimi mesi si è parlato parecchio di come riciclare il pane avanzato, è stata indetta anche una raccolta a tema a cui avevo partecipato con la ricetta della Torta Paesana, un dolce tipico delle mie zone (Brianza) a base di pane, latte,zucchero, cacao, amaretti, pinoli ed uvette, poi come in tutte le ricette di paese ci sono le variazioni, alcune famiglie aggiungono un uovo, altre del burro, essendo ricette tramandate a voce non si è certi di come sia l'originale, ma forse il bello è anche questo, no?
Ma ritorniamo a noi, questa ricetta l'ho trovata su un manuale della Tommasi Editore (sempre lui), la considero la versione bianca della mia Torta Paesana, anche se ha alcuni ingredienti (burro e uova) che nella mia torta nera non sono presenti, il bello di questo dolce è che potete arricchirlo a piacere con frutta secca-disidratata in base ai vostri gusti e a quello che avete in casa, otterrete di volta in volta sfumature di gusto differenti in quanto la base di pane-latte è piuttosto neutra.
La prima volta che l'ho preparata, più di un anno fa, l'avevo arricchita con uvetta e noci. Oggi ho voluto rivisitarla in chiave più "primaverile" e delicata: non so se vi capita mai di sentirvi addosso un colore, in base al tempo o all'umore, ecco il mio colore di oggi è un bianco lattiginoso velato di rosa tenue, il latte quindi non poteva che essere l'alimento base del dolce del giorno, la vaniglia (ad esaltarne il gusto naturale), i fichi secchi
dalla Grecia (dalla buccia bianca e l'interno rosato) e le mandorle che hanno quel fiore bellissimo, di un rosa perlato tenue tenue.

Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta

Ingredienti (tortiera da 26 cm)
250g di pane secco
1 litro di latte intero
200g di zucchero
100g di burro fuso
3 uova
1 baccello di vaniglia
qb di mandorle intere e a lamelle
una quindicina di fichi secchi

Per prima cosa spezzettare il pane secco.
Portare a bollore il latte in una pentola molto capiente,ricordatevi di unire anche il baccello di vaniglia inciso nel senso della lunghezza, successivamente aggiungere il pane (togliere il baccello) e schiacciare per bene con un mestolo in legno, in modo che si inzuppi, continuare a mescolare sino a quando l'impasto ottenuto non riprenderà a bollire. Togliere dal fuoco e lasciar intiepidire qualche minuto, successivamente ridurre in tutto in purea con un frullatore ad immersione.
A parte sbattere le uova con lo zucchero, fino a quando non otterrete una spuma giallina (2 minuti), rovesciare questa crema sull'impasto tiepido, aggiungervi il burro fuso, le mandorle intere e i fichi tagliati a pezzetti.
Versare il composto in una tortiera imburrata o coperta di carta forno, decorare con le lamelle di mandorla. Cuocere a forno preriscaldato a 180°C per 1 ora abbondante, dopo 40 minuti circa coprite con della carta argentata la superficie del dolce in modo che non si scurisca troppo (le mandorle rischierebbero di bruciare).
Una volta estratta dal forno la torta risulterà molto morbida-molle (come la torta paesana), occorre aspettare che si raffreddi prima di mangiarla, rischierebbe di rompersi se affettata ora. Il dolce l'ho sfornato alle 8 del mattino e a mezzogiorno era giusto tiepidino. Come la torta nera si conserva un paio di giorni fuori dal frigo, magari coperto in modo che non secchi, più giorni in frigorifero.


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18 giugno 2010

Pollo allo zafferano


Diverse volte, sfogliando Sale&Pepe, mi sono imbattuta in ricette di secondi piatti, carni e pesci. La voglia di cimentarmi in tali preparazioni è veramente tanta, ma spesso sono frenata dalla paura essendo piatti che cucino di rado, sarà che dolci e paste sono più semplici da realizzare e se proprio capita il " Ciofeca Day" puoi sempre cestinare tutto senza averci speso dietro chissà che capitale, però rimane il fatto che io mi senta un po' "incompiuta".
A dire il vero, qualcosina tra carni e pesci già la cucino, quest'inverno ho fatto degli ossibuchi alla gremolada d'aglio favolosi, merito di un validissimo ricettario della Luxury intitolato "A fuoco lento", e più volte ho preparato piatti etnici come lo spezzatino messicano postato qualche giorno fa e il pollo tikka masala dell'anno scorso, mentre con Andrea avevo poi preparato uno stufato marocchino (che per sua gioia riproporremo per il blog) .
La ricetta di oggi è originaria di Capo Verde, un pollo in casseruola che prevede l'utilizzo dello zafferano ad esaltare il profumodel pollo stufato. Effettivamente, chi conosce la ricetta del risotto alla milanese (e alla monzese, io sono di Seregno in provincia di Monza e lo cuciniamo alla nostra maniera) sà quanto si sposi bene l'aroma del brodo di gallina con le note speziate dello zafferano, lo stesso vale per questa ricetta dove anche il sapore della carne ne viene esaltato. Io ho utilizzato dello zafferano in pistilli comprato a Creta.


Ingredienti (per 4)
1 pollo intero, con la pelle (senza piume!) tagliato in pezzi
1 grossa cipolla
1 spicchio di aglio
3 carote
mezzo cucchiaino di zafferano (o una grossa presa di pistilli di zafferano)
3 cucchiai di polpa di pomodori in pezzi
3 patate piccole
acqua qb
sale e pepe, un peperoncino secco piccante e una foglia di alloro

Salare e pepare i pezzi di pollo. In una casseruola rosolare con un cucchiaio di olio la cipolla tagliata a spicchi e l'aglio schiacciato, quest'ultimo toglierlo non appena inizia a dorare. Aggiungere i pezzi di pollo e farli dorare su tutti i lati per qualche minuto, dopodichè unire il pomodoro a pezzi, le carote tagliate a fettine sottili e 250g di acqua tiepida in cui avrete sciolto lo zafferano. Coprire e lasciare cuocere per 1 ora e 15 minuti mescolando di tanto in tanto. Eventualmente aggiungere un goccio di acqua se dovesse asciugare troppo.
Trascorsa la prima fase di cottura aggiungere le patate sbucciate e tagliate a pezzetti, la foglia di alloro, il peperoncino sbriciolato e regolate di sale, eventualmente aggiungere ancora un goccio di acqua, coprire e proseguire la cottura per 1 ora e 15. Quando le patate risulteranno cotte si può spegnere il fuoco, schiacciarne alcune con la forchetta in modo che vadano a legare il sughetto, regolare di sale.
Ho scelto di accompagnare la pietanza con del cous cous istantaneo condito con un cucchiaio di olio extravergine di oliva, un olio fruttato proveniente dagli ulivi marchigiani di alcuni nostri amici.

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16 giugno 2010

Mexican menù


Una volta andare nei ristoranti etnici era un momento per esplorare i profumi di zone del mondo che non avevo mai visitato.
Da quando ho iniziato a cucinare questo desiderio si è tramutato in voglia di ricreare da me quella magia di note speziate e colori che distinguono una cucina dall'altra. Ma il discorso va ben oltre il cibo, probabilmente non l'ho mai detto specificatamente, ma quando organizzo menù a tema voglio che tutto quello che vi gira attorno abbia a che fare con quanto c'è nel piatto: la scelta delle stoviglie, i colori della tovaglia e dei tovaglioli... e ancora la scelta delle materie prime, magari occorreranno delle settimane per trovare quello che dico io, ma poi la soddisfazione è tanta.
Infine il "non accontentarsi" e il non cedere alla pigrizia: perchè comprare i Nachos (triangolini di mais) quando si può prepararli a casa con acqua farina e sale? Perchè usare le tortillas già pronte (o peggio, le piadine) se farle in casa è la cosa più facile del mondo?
Le salse, impossibili da fare? Direi di no.
Ecco allora come portare il Messico in casa propria!

Il menù inizialmente prevedeva solo delle tortillas ripiene con una spadellata messicana di carne (mista manzo-pollo) e peperoni, con un tocco fresco ed esotico dato dal lime e una nota piccante di chili, la tortillas invece è resa particolarmente saporita dall'utilizzo della farina di Kamut.
Poi, come ben saprete, da cosa nasce cosa e complice la mia insonnia che alle 4 della domenica mattina mi fa vagare per casa facendo le pulizie, ho deciso di preparare anche dei nachos con salse per aperitivo.


Le Nachos sono semplicissime da preparare, ne avevo già dato la ricetta in occasione del pranzo messicano di qualche mese fa (con un menù più invernale); per quanto riguarda le salse ho dovuto optare per quelle fattibili con il poco che avevo in casa (non essendo previste il sabato non avevo comprato nulla di particolare), sfogliando tra il ricettario Garden Party della Tommasi Editore ho trovato una salsina agrodolce, leggermente piccante, che deve essere servita a temperatura ambiente e ben si accompagna alle carni e alle grigliate. Non avendo altri ingredienti ho preparato anche un semplice caviale di melanzane, da contrasto al piccante della salsa precedente, rivelatosi ottimo con i nachos (anche se con il Messico non centra nulla) e decisamente aglioso!


Caviale di melanzane alla menta (dosi relative ad una ciotolina come quella in foto)
1 melanzana viola gigante (viva la precisione!)
1 spicchio di aglio (piccolo nè!)
1 cucchiaio di semi di sesamo
succo di mezzo limone
un filo di olio
6-7 foglie di menta fresca (sostituibili con zenzero fresco grattuggiato)

Questo caviale deve essere preparato con il giusto anticipo poichè viene servito freddo.
Per prima cosa laviamo la melanzana e tagliamola a metà. Inforniamola su una teglia rivestita, forno caldo a 180°C sino a quando non risulterà "appassita" e la polpa morbida (circa un'ora). Una volta raffreddata con un cucchiaio preleviamone la polpa e schiacciamola con la forchetta all'interno di un colino, lasciamola scolare 15-20 minuti. In un frullatore (anche ad immersione) frulliamo la polpa con lo spicchietto di aglio e il succo di limone, dovremmo ottenere una crema. A questo punto tagliamo con un coltello le foglioline di menta (a striscioline sottilissime, ma assolutamente non frullatele) e amalgamiamole alla crema assieme ai semi di sesamo. Uniamo al tutto un filo di olio EVO e conserviamo in frigo all'interno di un barattolo sino al momento di servire.

Salsa agrodolce (dosi relative a 200ml di salsa. Questa salsa è ottima come accompagnamento di carni alla griglia e si serve tiepida o a temperatura ambiente)
100ml di passata di pomodoro
4 cucchiai di succo di arancia (appena spremuto)
3 cucchiai di miele
4 cucchiai di aceto di mele
6 cucchiai di salsa di soia
2 spicchi di aglio
1 cucchiaino di peperoncino
1 cucchiaino di sale

Allora, prima di tutto non inorridite al pensare di mescolare tutti questi ingredienti, perchè il risultato è davvero ottimo (e se inorridite per questi, pensate ad osservare la preparazione di quelle industriali...!).
Per ottenere la salsa basta semplicemente frullare assieme tutti questi ingredienti, scaldarli in una cesseruola e lasciar sobbollire per 5 minuti mescolando con cura. Il profumo sarà fortissimo a causa dell'aceto caldo che evapora, anche il sapore è forte. La salsa, una volta intiepidita, sarà meno forte.
Noi l'abbiamo usata come intingolo per i nachos e come salsa da unire allo spezzatino all'interno delle tortillas.



Tortillas al Kamut (per circa 10 pezzi del diametro di 15 cm)
500g di farina di kamut
un cucchiaino raso di sale fino
acqua qb

Fare una fontana con la farina mista al sale, nel centro versare dell'acqua tiepida, poco a poco e iniziare ad impastare, aggiungere l'acqua sino a quando otterrete un panetto morbido. Lasciare riposare 30 minuti a temperatura ambiente coprendo l'impasto con una ciotola capovolta.
Formare delle palline di impasto (circa 50g) e stenderle sottilissime con un mattarello, più o meno cercando di mantenere la forma circolare. Scaldare una padella antiaderente sul fuoco (se avete la padella delle piadine a fondo pesante tanto meglio! Io e Andrea abbiamo fatto questo investimento!) e cuocere la tortillas rigirandola di tanto in tanto. Bucherellare con la forchetta le bolle che si andranno a creare. Disporle impilate all'interno di un canovaccio pulito per mantenerle calde, servire subito.



Spezzatino con peperoni e lime (per 4)
650 g di carne a cubetti (manzo e pollo)
1 peperone giallo
1 peperone rosso
1 peperone verde dolce
una cipolla rossa
2 lime
mezzo cucchiaio di amido di mais
mezzo cucchiaino di semi di cumino
mezzo cucchiaino di chili in polvere (ci sta bene anche il Tabasco)
un mazzetto di prezzemolo
olio EVO
sale


Tagliare la carne a cubetti e cospargerla con l'amido (serve a rendere lo spezzatino cremoso): marinatelo per 30 minuti con un'emulsione di succo di lime, i semi di cumino e il chili in polvere (se utilizzate l'Harissa piccante aggiungetela solo durante l'ultimo minuto di cottura). Coprire con carta pellicola.
Scaldare un filo di olio in un WOK e rosolarvi per bene la carne sgocciolata dalla marinata (io ho separato i due tipi di carne in quanto hanno tempi di cottura diversi), mettere da parte in una ciotola. Nello stesso WOK scaldare ancora un filo di olio e farvi saltare la cipolla a tocchetti e i peperoni a striscioline. Lasciate stufare a fuoco medio e se occorre aggiungete un po' di acqua. Regolare di sale.
Quando i peperoni si sono inteneriti aggiungete la carne e amalgamando lasciate insaporire per qualche minuto. Per ultimo aggiungere il prezzemolo. Servire con tortillas appena fatte (per organizzarci meglio abbiamo preparato prima lo spezzatino, poi lo abbiamo lasciato coperto nel WOK giusto il tempo per cuocere nella padella il pane, l'impasto occorre farlo almeno 30 minuti prima).
Come si mangia?
Così!!



* E qua ci starebbe benissimo la foto di Dany che, come tradizione vuole, immortalo ogni qual volta si mangi qualcosa (storia lunga, nata in una vacanza in Toscana dove nelle maggior parte delle foto addentava qualcosa ahahah), stavolta Dany ti risparmio... in privata sede te la farò vedere! ihihih




15 giugno 2010

Bil Bol Bul !!


Sono incappata quasi per caso in questa ricetta, girovagando per blog.
Ho subito fatto una breve ricerca di immagini digitando questo insolito nome e ho scoperto che
  1. E' il nome di un fumetto, ma non uno qualsiasi, il primo fumetto apparso in Italia ad opera di Attilio Mussino, la serie venne pubblicata all'interno del Corriere dei Piccoli dal 27 Dicembre 1908. Il curioso nome è quello del piccolo bimbo africano protagonista delle avventure disegnate.
  2. E' il nome di una torta scura, al cacao, senza burro nè uova, secondo alcune fonti è un dolce tradizionale dell'epoca e prendeva il nome proprio dal negrettino tanto famoso ai tempi, forse ispirandosi al color cioccolato della sua pelle, o forse perchè in quegli anni tutti sapevano chi fosse il protagonista di questo fumetto e "per fama" si è dato il suo nome alla torta.

Gli ingredienti sono molto reperibili e questa fa parte di quelle ricette che puoi improvvisare all'ultimo minuto quando ti accorgi, per esempio, che oramai è sabato sera e non hai nessun dolce in casa nel caso la domenica venisse qualcuno a trovarti, o quando hai voglia di cuicnare un dolce e non hai nè uova nè burro... insomma farina, lievito, cacao amaro, zucchero e latte. Tutto in una ciotola, una bella mescolata e in teglia. Una notte a riposare (se proprio siete precise come me e che volete tagliarla a cubetti perfetti), sennò giusto il tempo per farla intiepidire e si può mangiare, magari con una bella spolverata di zucchero a velo.


Ingredienti:
250g farina 00
200g zucchero
100g cacao amaro
1 bustina di lievito per dolci
scorza di arancia o polvere di arancia
250-280 g di latte

Unire per prima cosa gli ingredienti secchi, amalgamarli per bene e aggiungere poco alla volta il latte. La ricetta dice 250g ma io ne ho aggiunto un po' di più fino ad ottenere un composto morbido che si potesse mescolare con la spatola, credo dipenda dal grado di assorbimento della farina e cacao.
Foderare con carta forno una teglia (io l'ho usata rettangolare, di circa 24 x 28 cm), rovesciarvi il composto e livellarlo con un cucchiaio bagnato.
Infornare a forno già caldo a 180°C per circa 30 minuti, fare la prova stecchino.
Una volta sfornato lasciare intiepidire e, se si desidera, ribaltarlo su un vassoio ricoperto di carta forno e farlo riposare una notte, in modo che si livelli per bene la superficie e si assesti la pasta.
Una volta freddo si può tagliare a cubetti, o se preferite a fette come una normale torta. Una parte l'ho spolverizzata con lo zucchero a velo e l'ho lasciata sull'alzatina coperta con una campana di vetro (non essendoci grassi l'aria tenderebbe a seccarla presto), la rimanenza è tutt'ora in frigo in un contenitore ermetico.

13 giugno 2010

Pasta fredda allo zafferano, wurstel, olive e carciofini



Mi piace utilizzare lo zafferano, ne basta anche solo mezza bustina per sprigionare tutto il suo aroma e colorare di un giallo oro la pasta.
Con l'arrivo della bella stagione arriva anche la voglia di pasta e riso freddi, veloci da preparare anche alla mattina presto, così da avere già tutto pronto per l'ora di pranzo (o cena). In genere mi piace seguire le ricette proposte dai miei ricettari, mi permette di sperimentare nuovi accostamenti (cromatici e di gusto), ma è anche vero che sempre più spesso bisogna fare i conti con quanto si ha nel frigo, da qui l'idea di una pasta dal sapore rustico, aromatizzata con lo zafferano e condita olio EVO, wurstel a fettine, carciofini sott'olio, olive nere e timo secco.
Per prima cosa lessare la pasta secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione, a pochi minuti dalla cottura aggiungete mezza bustina di zafferano e mescolate in modo che si sciolga per bene. Scolate la pasta, mettetela in una ciotola e conditela subito con olio EVO in modo che non si appiccichi. Una volta tiepida unirvi le fettine di Wurstel, le olive, i carciofini sott'olio (i miei sono divisi a spicchi, se li avete interi tagliateli un po'), spolverate con abbondante timo secco e riponete in frigo sino al momento di servire (magari lasciate la pasta a temperatura ambiente per una quindicina di minuti prima di impiattare).
Nella foto la "schiscetta" di latta di mio nonno, più o meno avrà 70 anni!!



11 giugno 2010

Kanelbullar, ossia, brioches svedesi alla cannella




Circa un annetto fa Angy, una mia amica, mi parlava di queste chioccioline di pasta brioches, farcite con zucchero e cannella. Le aveva mangiate in un suo viaggio in Svezia e scoprendo che le vendeva anche la Bottega Svedese dell'Ikea era in procinto di farne scorta.
Ricordo che all'epoca mi ero informata su Internet cercandone immagini e ricette, poi non se ne era fatto più nulla.

Ultimamente queste chiocciole mi sono ritornate alla mente, unite alla voglia di sperimentare un po' con i lievitati, soprattutto con dolci lontani dai classici italiani.
Non avendo mai assaggiato le originali ho dovuto andare un po' in fiducia affidandomi a diverse ricette e sperimentandone qualcuna.
Nel giro di qualche giorno la mia ossessione per questo dolce ha raggiunto livelli preoccupanti, prima di tutto il favoloso profumo di cannella che si sprigionava dal forno in tutto la casa (siamo in Estate, evabbè mica Cannella = Natale, no?), poi la "magia" delle lievitazioni e delle trasformazioni nel forno (solo chi panifica può capirlo), fatto sta che sono finita anche col tradurre ricette svedesi tra una gaffe e una castronata del traduttore di Google!
Tutte le ricette che vi presenterò in questo post sono ottenute con il lievito di birra (fresco e liofilizzato) in modo da verificare la vera consistenza dell'impasto affidandomi a ricette sicure, prossimamente arriverà anche la versione con Pasta Madre.

La prima ricetta presa in considerazione è stata quella di Sigrid del famoso blog Cavoletto di Bruxelles, con alcune varianti personali dati da esperimenti passati: avendo già notato i buoni risultati degli impasti lievitati con l'aggiunta di yogurt, ho sostituito la dose di burro con quest'ultimo, in modo da ottenere un prodotto sofficissimo e dal sapore neutro. Anche la farcia interna ha subito modifiche, anzichè utilizzare una crema di burro alla cannella ho sostituito con una crema di ricotta, una volta cotta non è stata assorbita dall'impasto come sarebbe successo con il burro, ma è rimasto un velo cremoso all'interno della girandola.
Per quanto riguarda il sapore, la pasta non è eccessivamente dolce e manca l'effetto brioches... nonostante non abbia mai assaggiato le originali credo che un po' briosciate lo siano, un po' come l'impasto degli tedeschi Schneckennudeln (prossimamente sul blog).
Nel complesso il dolce rimane comunque buono, approvato anche da Andrea, sopratutto dopo una scaldatina in forno, e si è mantenuto anche per 3 giorni conservato in un sacchetto per alimenti.

Ragionando un po' sul fattore "brioches" mi sono chiesta se per caso nell'impasto non ci andasse anche l'uovo, tra una ricerca e l'altra su Internet sono arrivata ad una seconda ricetta che ho subito provato e devo dire, credo sia perfetta. Forse la pasta brioches andrebbe dolcificata un poco di più, anche perchè è una base piuttosto versatile utilizzata anche per altri dolci svedesi, tra cui la treccia rotonda, una sorta di grossa palla frutto di un complicato intreccio costituita esclusivamente da pasta-brioches, la quale risulta perfetta se affettata tostata e spalmata di marmellata, ma un po' poco zuccherata se consumata da sola.

Ma veniamo alle ricette, per prima quella di Cavoletto con le mie modifiche allo yogurt e ricotta:

Ingredienti (circa 20 girelle)
450g di farina 0 e Manitoba (metà e metà)
100g zucchero
140g latte
125g yogurt
25g di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di cardamomo macinato
1/4 cucchiaino di sale
Per la Farcia
ricotta di mucca lavorata a crema con 50g di zucchero e qb di cannella (circa 3-4 cucchiai)

Sciogliere il lievito nel latte tiepido, aggiungervi zucchero e yogurt amalgamando per bene. Mescolare farina, sale e cardamomo, fare la fontana e mettervi nel centro il composto liquido.
Impastare per circa 10 minuti sino ad ottenere una palla liscia, porre a lievitare in una ciotola coperta per 2 ore. Passato questo tempo dividere l'impasto in 4 parti e stenderle in altrettanti rettangoli spessi 3-4 mm e di dimensioni 20x30 cm (circa). Spalmarli con la crema di ricotta e spolverizzare con cannella e zucchero. Arrotolare i rettangoli sino ad ottenere 4 salsicciotti, tagliarli a fette di 1 cm e metterle su una placca da forno coperta di cartaforno, lasciare lievitare 30 minuti, spennellarle di latte ed infornare a 190°C per circa 20 minuti.



La seconda versione, preparata a distanza di qualche giorno, mi ha pienamente soddisfatta, sono ritornata al buon burro anzichè lo yogurt, anche per la farcia interna, e ho aggiunto all'impasto l'uovo, come già vi dicevo sopra ci sarebbe da aggiungere ancora un po' di zucchero nella pasta ma credo che questo dipenda dai gusti personali. Vi riporto la ricetta per una ventina di girelle, il procedimento è pressochè identico alla versione precedente, una volta avvenuta la lievitazione si divide la pasta in 4 parti e ognuna va stesa andando a formare un rettangolo 20x30 cm. Ottenuti i 4 rettangoli (spessore 3-4 mm) si farciscono con il burro lavorato a crema e si cosparge il tutto con zucchero e cannella. Come prima si arrotola il tutto andando a formare 4 salsicciotti e si tagliano le fette. Io ne ho "affettati" solo 3, il quarto l'ho inciso con dei tagli fatti con le forbici, ho aperto verso l'esterno le "punte" ottenute e ho lasciato lievitare 30 minuti come per le girelle, ottenendo una brioches morbidissima!

Ingredienti
250g latte tiepido
100g di zucchero
una bustina di lievito di birra secco (7g)
1 uovo
120 g di burro morbido
650g di farina 00
2 pizzichi di sale
un cucchiaino di cardamomo in polvere (io non l'ho messo perchè ho scoperto che non mi piace molto)
Per la farcia:
50g burro morbido
50g zucchero
3-4 cucchiai di cannella

Procedimento identico al precedente, l'unica differenza sta nel fatto che il lievito liofilizzato non va sciolto nel latte ma aggiunto direttamente alla farina.

Ho provato anche a congelare i dolci e scaldati nel forno (anche a temperatura bassa, circa 70°C in modo da non rovinare lo zucchero caramellato) tornano fragranti come appena fatti.



La Brioches!




10 giugno 2010

Fico... che torta!


Diciamo che per i fichi è ancora un po' presto, ma non ho resistito alla tentazione di comprarli! Poi, mangiandoli così, nudi e crudi, sanno di poco ma credo che siamo perfetti nei dolci dove abbiamo già altri dolcificanti che ne esaltano il sapore... anzi, forse è proprio meglio utilizzare dei fichi un po' indietro per questa crostata che altrimenti risulterebbe stucchevole.
E' da più di un anno che la desideravo, sono rimasta affascinata dai colori delle foto sul ricettario... ma poi tra il dire e il fare c'era di mezzo la materia prima: fichi troppo molli, piccoli, neri anzichè verdi... magari il sapore sarebbe stato altrettanto buono, ma io ero alla ricerca del "fico perfetto" per ottenere questo accostamento cromatico.
Nel complesso questa potrebbe definirsi la versione estiva delle classiche crostate decorate con frutta: una base di frolla poco zuccherata, un ripieno di crema di fichi (polpa frullata con latte, zucchero, farina e cotta sul fornello sino ad addensarsi) e fettine di fichi freschi lucidati con gelatina trasparente per torte aromatizzata al limone. Quest'ultimo ingrediente, il limone, è presente anche all'interno della crema, un sapore fresco e agrumato che non pensavo si sposasse così bene col fico, da qui la mia decisione di aggiungerne poche gocce anche nella gelatina.


Ingredienti (tortiera da 20-25 cm di diametro)
300g di farina 00
150g di burro
1 uovo + 2 tuorli
180g di zucchero (80 per la frolla)
650g di fichi (peso lordo)
1 limone
100g latte
40g di farina di riso (io ho usato la 00)
gelatina alimentare chiara (da prepararsi secondo le istruzioni riportate sulla confezione)
Per prima cosa si prepara la frolla, io l'ho tranquillamente fatta di mattina e lasciata in frigo sino alle 15, ma basta anche solo mezzora. Questa frolla è diversa dalla mia solita che prevede 1 solo uovo, l'aggiunto di altri 2 tuorli conferisce fragranza e friabilità. Miscelare farina e 80g di zucchero, fare una fontana e unirvi il burro freddo a pezzetti e le uova, lavorare sino ad ottenere una palla, avvolgere in pellicola per alimenti e riporre nel frigorifero per almeno 30 minuti. Passato questo tempo foderare uno stampo da crostata (il mio da 20 cm) e porre in frigo fino a quando il forno non avrà raggiunto la temperatura di 180°C. Bucherellare il fondo della crostata e procedere alla cottura in bianco (con i pesi di cottura) per 20 minuti, estrarre i pesi e la carta da forno che li conteneva e lasciar cuocere altri 5 minuti. Porre a raffreddare e, successivamente, inpiattare il guscio di frolla su un piatto da portata (dopo la farcitura c'è il rischio che la torta si rompa).


Per la crema, sbucciare i fichi sino ad ottenere circa 250g di polpa, frullarla con latte, zucchero, scorza di limone e farina, lasciarla addensare per 5 minuti a fiamma dolce. Una volta intiepidita farcire la crostata. Una volta fredda decorare con le fettine di fico e lucidare con la gelatina (aromatizzata con qualche goccia di limone).


Avendo utilizzato uno stampo da 20 cm ho avanzato un po' di frolla e ne ho ricavato dei frollini farciti con marmellata di frutti di bosco preparata l'estate scorsa.


Con questa torta partecipo al nuovo contest indetto da
intitolato "Dessert & frutta fresca"


09 giugno 2010

Gnocchetti di ricotta al pesto di salvia


Questi non potevo assolutamente farveli mancare!!
Un mese fa, guardando un programma televisivo con mia mamma, abbiamo scoperto questa ricetta. In genere non appunto mai le preparazioni date alla televisione in programmi come La Prova del cuoco, Cotto e Mangiato ( si salvi chi può!!!!!) e altri, non tanto per presa di posizione ( oddio, nel caso di Cotto e Mangiato sì!!) ma semplicemente per il fatto che ingredienti e dosi vengono detti talmente di fretta che una deve essere pronta armata di carta e penna e magari aver seguito un corso di stenografia per non perdere per strada i passaggi fondamentali.
Questa ricetta, invece, ci è rimasta impressa per la semplicità del piatto, reso però particolare dalla scelta degli ingredienti: gnocchi di ricotta conditi con un pesto alla salvia. Nell'insieme abbiamo subito pensato ad un piatto estivo, fresco e profumato.

Che dire... non avrei mai pensato che ne venisse fuori un primo così buono, la ricotta conferisce un sapore di latte allo gnocchetto, e la salvia un profumo ed una delicatezza mai provata. Fatto vuole che la piantina di salvia che ho in giardino abbia fatto anche il fiore, di un lilla bellissimo (che con il verde salvia si intona alla perfezione, ahhh Madre Natura!), un pois di colore nel piatto!

Ma veniamo a noi, il pesto si prepara come il classico genovese, non riporto le dosi perchè oramai faccio ad occhio, il trucco è di prepararlo il giorno prima e conservarlo in frigo all'interno di un barattolo di vetro coperto da olio in modo che si insaporisca per bene.



Pesto alla salvia
una manciata di foglie di salvia
una manciata di pinoli
grana
1 spicchietto di aglio
sale qb

Iniziamo con il tritare la salvia e l'aglio utilizzando SOLO ED ESCLUSIVAMENTE un coltello o mezzaluna, niente mixer come già avevo spiegato in passato, il calore della lama rovina le erbe aromatiche e i semi oleosi.
Una volta ottenuta una poltiglia di salvia uniamo i pinoli tritati (sempre a coltello) e il grana grattuggiato. Versiamo a filo dell'olio EVO sino ad ottenere una crema fluida e regoliamo di sale. Porre tutto in un barattolo pulito e coprire con un filo di olio (indispensabile ogni qual volta riponete del pesto in frigo, impedisce che si crei la patina di muffa).



Gnocchetti di ricotta ( per 4)
250 g di ricotta di mucca
1 uovo + 1 tuorlo
180-200 g di farina (all'incirca, dovete ottenere un impasto sodo)
4 cucchiai di grana
sale e noce moscata qb
pinoli tostati per guarnire

Con una forchetta lavoriamo la ricotta, l'uovo e il grana. Aggiungere poco alla volta la farina sino ad ottenere un impasto sodo, regolare di sale e noce moscata.
Porre l'impasto in frigo, coperto da pellicola, per 30 minuti, dopodichè formare dei salsicciotti su una spianatoia infarinata e ritagliare gli gnocchetti.
Portare a bollore abbondante acqua salata, nel frattempo preparare una grossa padella o un WOK con una grossa cucchiaiata di pesto all'interno, avendo cura di "spalmarlo" per bene sul suo fondo. Cuocete gli gnocchi e man mano che vengono a galla ( 1 minutino circa) scolateli con un mestolo forato e metteteli sella padella. Accendete il fuoco e unite dell'altro pesto sopra gli gnocchi, eventualmente se risultassero troppo asciutti aggiungere un cucchiaio di acqua di cottura. Basta solo un minuto in padella e potrete impiattare, guarnendo con i pinoli tostati ed un filo di olio EVO.

Da svenimento!


Posted by Picasa

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