31 marzo 2011

Girelle di pane al pesto e formaggio


Ore 5.30 di mattina, in piedi già da un'oretta oramai.
Questi sono giorni un po' mordi e fuggi, di quelli che arrivi a sera e neanche te ne accorgi, anche perchè grazie al cambio d'ora alle 19 sembra ancora pomeriggio. 
Giorni di corse e progetti, alcuni che vanno a buon fine e altri che rimangono sospesi a mezz'aria, come i petali del ciliegio qua fuori che pian piano il vento sparpaglia qua e là come improvvisa neve di Marzo.
Questi sono giorni passati tra sbuffi di farina e zucchero a velo che ti si appiccica ovunque, punta del naso compresa... giorni in cui non ti sembra poi così strano vagare per Seregno con un vassoio carico di tortine in pasta di zucchero di campionatura, tanti progetti e idee che spuntano fuori dal nulla e che si spera portino finalmente a qualcosa.
Fuori i pennuti di turno hanno iniziato a cantare, oggi caro merlo canterino ti ho largamente battuto, chissà che domani mi metta io a sfringuellare sul terrazzo davanti al tuo nido! Nel frattempo... il lavoro mi attende ^^
Buona giornata Comunity e, se all'ora di pranzo passate da queste parti, vi offro volentieri una girandola-pizza!


27 marzo 2011

Cantucci salati ai ceci e mandorle


In questi giorni io ed Andrea abbiamo preso la decisione di rimandare ufficialmente il nostro viaggio di nozze in Giappone, i motivi sono tanti e non vale la pena elencarli qua... fatto sta che questo viaggio dei sogni slitterà di un paio di anni (2013) a causa di impegni lavorativi che il futuro marito avrà l'anno prossimo (ossia, me lo trasferiscono in Congo non si sa quando e non si sa per quanto tempo...), abbiamo così deciso che partiremo per la fioritura dei ciliegi (oh, visto che devo proprio rimandarlo... fatemi scegliere il periodo più bello no??), altri due anni per organizzare, sognare, desiderare e sperare di partire!!
Nel frattempo io continuo a sognare leggendo il post di Sigrid sull' Hanami , la tradizionale "festa" che si fa in occasione della fioritura dei ciliegi e dove per l'occasione si organizzano tanti pic nic sotto gli alberi in fiore, vestendosi con il Kimono (che ce l'ha!), in cui si mangiano i dolcetti rosa come i fiori di ciliegio... e sicuramente in questa descrizione mancano tante altre cose che la mia amica di blog giapponese , Titti, mi farà conoscere! ^^
Cambiando velocemente discorso, augurissimi alla nostra Sigrid (Cavoletto) per la piccola Lenaaaaa!!! Nata il 25 Marzo!!!
Tornando a noi, archiviato l'angoscioso punto di domanda "Viaggio sì-viaggio no" che mi porta in una sorta di speranzosa rassegnazione, i miei esperimenti fotografici continuano.
Giusto ieri sono stata al Photoshow di Milano con Andrea, eravamo curiosi ed interessati per l'attrezzatura del nostro futuro set di posa, che meraviglia i tavoli per still life... faretti, obrellini per la luce...!!!
Ma per ora mi accontento del mio tavolo di posa casalingo che ogni volta mi rivoluziona la cucina ^^ e grazie al bel sole di questi giorni mi sono concessa alcune ore di scatti solitari, tra un'infornata e l'altra di piccoli finger food e aperitivi.

Cantucci salati ai ceci e mandorle (da "Regali Golosi" di Sigrid Verbert)
Ingredienti (30 biscotti)


220g farina 00
100g ceci precotti
70g mandorle
50g grana grattuggiato
60g di birra
1 uovo
40g olio EVO
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino di paprika affumicata
1 cucchiaino di sale

In una ciotola mischiare tutti gli ingredienti secchi, aggiungervi un uovo leggermente sbattuto e i liquidi. Incorporare ceci scolati e mandorle ed amalgamare velocemente. 
Formare una palla e dividerla in due porzioni da cui ricaverete due filoncini altri un centimetro e mezzo circa e larghi 3-4 dita.
Cuocere a 170° per una mezzora abbondante e lasciar raffreddare. Con una lama affilata tagliare tanti cantucci di spessore 1 cm e disporli sulla teglia, lasciarli dorare in forno a 180° per 10 minuti e terminare la cottura con un colpo di grill .

25 marzo 2011

Biscotti alla zucca e Fava tonka



In questi giorni la cucina mi sta prendendo la maggior parte del tempo (e poi vi spiegherò il motivo), cucina e fotografa... fotografa e cucina... ti giri ed è già finita la farina, esci dal supermercato dietro casa e ti accorgi che hai dimenticato la mozzarella, arrivi in casa e scopri che le nocciole son finite... e poi il commesso che mi guarda stralunato della serie "Ma tu non eri qua anche tre ore fa?"... "Chi io??"...
Sul tavolo il set di cartoncini sostenuti da cartoni di bottiglie dell'acqua, piatti - piattini cucchiai e ciotoline a portata di mano e macchina fotografica "alle griglie di partenza".
Ora sono le 6.30 e ho già mille idee/pensieri che frullano... guardo fuori e l'albero di ciliegio appena fiorito mi ricorda che il mio viaggio nipponico è ancora lì, sospeso in un limbo di se, ma, forse... e la guida della Lonely Planet fissa sul comodino che mi osserva. 

La colazione è accanto a me, la stessa che ora è anche sullo schermo del vostro pc.
La zucca è il mio amore, (Andrea non ti offendere ma te nel forno non ci entri mica!), consumata semplicemente a pezzetti cotti al forno o al micro, o tagliata sottilissima e lasciata seccare sotto al gril come tante chips arancioni.
Ecco, a colazione mi mancava, e così ho pensato di ficcarla dentro ad un biscotto!
L'idea della Fava Tonka è nata così dal niente, l'avevo assaggiata semplicemente grattuggiata sopra alla solita zucca al forno e i sapori si accostavano splendidamente, ho così deciso di metterla anche nei biscotti.
Per chi non sapesse cosa sia la Fava qui trova qualche notizia, come sapore mi riconduce alla noce moscata e il fatto che la utilizzo anche nei piatti salati (leggasi solita zucca al forno) è una mia particolarità, non sono solita catalogare le spezie "per dolci" e quelle "per salati", cannella, vaniglia e noce moscata li utilizzo anche su carni e pesci (pesce bianco spolverato da un battuto di cannella, cumino, semi di coniandolo e noce moscata, provatelo!) non solo in torte e biscotti.



Ingredienti ( circa 37 biscottini )
130g di purea di zucca (a crudo e al netto degli scarti dovrebbe essere circa 200g)
1 uovo
70g zucchero di canna
180g farina di kamut
1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di Fava Tonka (o altra spezia a piacere)

Per prima cosa una nota introduttiva sulla zucca: qua in Lombardia è molto comune trovare la qualità Delica, la zucca mantovana dalla buccia verde e striata, una delle più asciutte e farinose dal gusto che ricorda vagamente la castagna, la sua polpa è la migliore per preparare dolci e gnocchi in quanto è molto asciutta.
Pulite la zucca, tagliatela a tocchetti e mettetela in un piatto coperto da pellicola alimentare, in genere uso questo sistema per metterla al microonde (potenza massima, 5 minuti scarsi) e cuocerla ammorbidendola. Potete metterla anche direttamente sulla placca del forno a 180° per 30 minuti circa, altre cotture (bollitura, vapore) rischiano di inumidire troppo la polpa e renderla acquosa con la conseguenza di un impasto troppo molle (discorso che vale anche per gli gnocchi di zucca).
Quando la polpa sarà morbida schiacciatela con la forchetta e scolate eventuali liquidi che si vanno a formare.
Far raffreddare.
Unite alla purea un uovo sbattuto, lo zucchero, la spezia scelta e, per ultimo, la farina setacciata con il lievito. Impastando dovreste andare a formare un impasto morbido e asciutto (se appiccica troppo spolveratelo con altra farina, tutto dipende dalla qualità della zucca).
Andate a formare tante pallina grosse come una noce e disponetele sulla placca del forno schiacciandole un pochino (non c'è burro e quindi il biscotto non si appiattirà in cottura, rimarrà esattamente della forma che gli darete quando infornate).
Cuocere a 180° per circa 10 minuti. Lasciar raffreddare.

Otterrete dei biscotti morbidi, di un bel colore aranciato, si conservano fino ad una settimana in una scatola di latta. 
Io ho notato che anche dopo il raffreddamento tendono ad aumentare di   morbidezza in quanto contengono ingredienti umidi (zucca), per precauzione ho messo delle zollette di zucchero nella scatola che li contiene.


23 marzo 2011

Filetto di gallinella con salsa agrodolce


Rieccola la ricetta giapponesizzante.
Come vi dicevo, in questi giorni mi sto rileggendo tutti i tre mesi di post di Sigrid durante la sua permanenza in Giappone (qua la speranza di riuscire a partire a Settembre non ci abbandona!).
Caso vuole che mi sia imbattuta in questa ricetta un po' particolare, che mi ha colpito sopratutto per l'accostamento del pesce con una salsina agrodolce ottenuta con salsa di soya, mirin e zenzero (e sakè che però non avevo), i tre (quattro) ingredienti che spesso compaiono nella cucina orientale.
E caso vuole che, oltre alla ricetta, mi abbia colpito (direttamente sulla capoccia) anche un pacchettino contenente due filetti di gallinella (che è un pesce eh!) caduto direttamente dalla cella freezer del frigorifero che, come sempre, è stipato di tutto-e-di-più. 

Come dicevo, lei la ricetta l'ha presa direttamente da qui, e io ho fatto altrettanto utilizzando, però, questa tipologia di pesce dalle carni molto sode e compatte, anti spatasciamento insomma! ^^
La salsina è una cosa goduriosissima, leggermente agrodolce perchè contiene anche dello zucchero di canna e che, una volta ristretta, diviene quasi un caramello.

Ingredienti (una porzione)

due filetti di pesce dalle carni sode e compatte
2 cm di radice di zenzero fresco
1 cucchiaio di sakè ( non avendone ho messo un po' di acqua per diluire la mia soya che è molto salata)
3 cucchiai di salsa di soya
1 di mirin
1 cucchiaio di zucchero di canna

In una padella antiaderente grattuggiare lo zenzero in modo che polpa e succhi vadano nella pentola. Unirvi il mirin, la salsa di soya, lo zucchero e il sakè e portare leggermente ad ebolizione, unirvi il pesce e abbassate la fiamma cuocendo per 10 minuti con il coperchio. Di tanto in tanto controllate che la salsa non si asciughi troppo ed eventualmente uniteci un goccio di acqua in più. Quando il pesce è cotto metterlo al caldo e lasciar ristringere la salsa finchè diviene un po' densa, quasi un caramello. Servire sul pesce ed accompagnare con verdure al vapore o riso.


21 marzo 2011

Sushi al cubo



L' eretico Sushi al cubo !
Il sapore c'è... la forma... è quella che manca (oltre ad un coltello degno di tal scopo ovviamente) ma nonostante tutto io ed Andrea ce lo siamo mangiato!
Di solito preferiamo andare al ristorante giapponese, sederci al nostro solito tavolo un po' in disparte, nascosti dai paraventi di carta velina ... lasciarci coccolare dal profumo di riso al vapore e dal calore delle teiere in ghisa fumanti... il nostro Giappone sarà fatto anche di queste atmosfere, non solo i neon e la folla di un'elettrica Tokio, ma atmosfere d'altri tempi all'interno dei Ryokan, tradizionali locande giapponesi in cui scarpe e Occidente vengono lasciate fuori dalla porta, lontano dal Tatami bianco su cui camminare a piedi nudi...
Intanto noi sogniamo, speriamo ed organizziamo... proprio ora mi sto leggendo con estrema calma i quasi tre mesi di post pubblicati da Sigrid durante il suo viaggio nel Sol levante, che poi io non sono ancora riuscita a capire per quale motivo fosse partita... ricordo vagamente qualcosa inerente ad un lavoro del marito (personaggio platonico, non se ne sente parlare mai), quindi se qualcuno fosse a conoscenza di questa fondamentale info per la mia vita me lo faccia sapere ^^
... Ho gli occhi e la mente saturi di immagini, kimono, volti sorridenti ed occhi a mandorla, viali di alberi di ciliegio in fiore che  quasi sembrano zucchero filato... belli da toglierti il fiato...

Credo non ci sia nulla di più rilassante per la sottoscritta che prendere tra le mani la propria ciotolina di riso e prelevarne piccole quantità per volta con le bacchette, sentirne il profumo e quel saporino lievemente dolce. Il riso Sushi (perchè il termine Sushi non indica il pesce crudo ma proprio la modalità di preparazione e cottura del riso bianco) è molto più "colloso" del normale riso a cui siamo abituati, se non avete dimestichezza con questo particolare piatto dovete togliervi dalla mente il nostro classico riso in bianco, solitamente bollito in acqua e scolato (nonchè cucinato mangiato dagli italiani quando il mal di pancia ti costringe a fare del bagno la tua seconda casa!) .
Il riso per sushi ha un chicco piccino e tondo, prima di essere cotto occorre metterlo in una ciotola e sciacquarlo per una decina di minuti sotto acqua corrente fredda, sino a quando l'acqua che ne uscirà da lattiginosa ritornerà bianca. Le donne giapponesi non buttano via questa sorta di "latte", essendo ricco di amido e di tante cosine che fanno tanto bene lo utilizzano per sciacquarsi il viso (che sia questo il segreto della loro pelle perfetta?), per lavarsi i capelli, o semplicemente viene bevuta o... data alle piante (anche a loro fa bene!). Una volta fatta questa operazione il riso va lasciato scolare per una mezz'oretta circa e infine messo in una pentola con dell'acqua (2 parti di riso e 3 di acqua, poi dipende da marca e marca, leggere le istruzioni prima dell'uso ^^), incoperchiato e portato a bollore a fiamma bassa. Al primo sbuffo di vapore dalla pentola (neanche fosse una locomotiva!) alzare la fiamma per 1-2 minuti e poi riabbassarla per 12-15 minuti, senza alzare mai il coperchio, nel frattempo sniffate l'aria...lo sentite il profumo? Una favola!
Una volta passati questi minuti bisognerà spegnere il fuoco e lasciare la pentola coperta per una decina di minuti.
Il riso così cotto avrà assorbito tutta l'acqua e risulterà "soffice", sì il termine più corretto è proprio questo, un riso morbido e vaporoso come una nuvola, non sgranato ma agglomerato in tanti piccoli bocconi che potrete tranquillamente prelevare con le bacchettine.
Per fare gli Onigiri (polpettina di riso) il riso si utilizza così come è, il riso sushi invece viene aromatizzato con una miscela di aceto di riso, sale e zucchero che conferisce il classico saporino dolcino...


Ingredienti
400g di riso tondo per Sushi
440g di acqua
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di zucchero
60cl di aceto di riso (o di mele ma lo trovo un pochino troppo forte)
2 fogli di alga nori
1 cetriolo
1 avocado
tonno e orata tagliati molto sottili (all'Esselunga trovate già il pesce sfilettato per sushi, non il sashimi però, proprio la fetta di pesce sottile )
salsa di soya
pasta wasabi

In base alla marca di riso che avete a disposizione prepararlo seguendo le istruzioni. io utilizzo questo .
Nel frattempo scaldare in un pentolino su fiamma bassa l'aceto di riso e farvi sciogliere per bene zucchero e sale, Il composto non deve bollire, dovete semplicemente ottenere un liquido omogeneo in cui zucchero e sale saranno perfettamente sciolti.
Lasciar intiepidire.
Una volta che il riso avrà terminato la cottura e sarà trascorso il tempo di riposo nella pentola, metterlo in una capiente ciotola (prima o poi mi comprerò quella in legno con la spatola apposita... oltre al set di coltelli per sushi e magari un cuoco personale che me lo prepari ogni giorno ^^) e versarvi sopra l'aceto, mescolando delicatamente. Lasciar intiepidire o anche raffreddare a temperatura ambiente.
Prendere i 2 fogli di alga nori e tagliarli a metà, otterrete 4 fogli, a noi ne occorreranno solo 3 (io l'avanzo me lo sono sgranocchiato così, sembrerebbe lo snack preferito dai bimbi nipponici... mica le le patatine come da noi!! Odio le patatine in sacchetto... non si era capito? ^^). Spalmare 2 fogli con la pasta wasabi e ricoprire con il riso (bagnatevi le mani altrimenti vi si incollerà ovunque), farcire con uno strati di cetriolo e avocado tagliati a juliene e il pesce ridotto a straccetti, ricoprire con un secondo strato di riso e sovrapporre i due fogli così farciti, come se fosse una "lasagna"! Con il foglio di alga rimanente coprire lo strato superiore di riso della "lasagna di sushi" e tagliare a cubetti.
Servire con salsa di soya e wasabi.

20 marzo 2011

Immagini


" La mia casa è la cosa più bella del mondo"
Così diceva una bambina del Kansas mentre sfregava tra di loro le sue scarpette di rubino, dicendo addio al magico mondo di Oz...
E la mia casa, le mie stradine con i loro negozi e negozianti... ovunque vada, visitando paesi e città nuove che mi affascinano... ma alla fine è sempre questo il luogo in cui voglio far ritorno.
Più volte vi ho parlato di queste vie, quelle case, panchine... personaggi (anche curiosi) che incontro quotidianamente... oggi niente parole ma solo immagini.
Chissà se dai miei racconti -perchè alla fine il mio blog è anche questo, atmosfere e racconti che racchiudono una ricetta- ve la siete immaginata così Seregno.
Oggi allora niente parola ma solo immagini e quella che vedete qua sopra è esattamente quello che vedo ogni mattina, la famosa piazzetta tante volte citata qua, qua e qua.


... foodblogger che studia ^^

Help Japan


Io inizio ad essere un pochino più tranquilla... sopratutto da quando seguo gli aggiornamenti sulla situazione in Giappone direttamente dai Giapponesi e non dai Tg italiani!
Come qua siano tutti orientati alla notizia sensazionale, allo scoop, all'ingigantire e drammatizzare sempre più le notizie ci ero abituata... la catastrofe fa odience, una nuova scintilla per discussioni politiche... ma quando la cosa mi tocca direttamente (come nel caso della situazione in Giappone) mi sale una rabbia per non poter avere ben chiara la situazione!
Benedetti i blog allora, le amicizie con blogger giapponesi (non necessariamente food bloggers, ma semplicemente giapponesi con cui ho instaurato rapporti di amicizia virtuale da tempo), il tg mi parla di una Tokio deserta, tutti tappati in casa per la paura delle radiazioni... e poi scopri che invece l'amico/a giapponese ti viene a dire che lì tutto è "normale" (come normale può essere un post-terremoto), si è ripreso a lavorare (oddio, son Giapponesi, non me ne stupisco) ad uscire alla sera, a pranzare fuori... 
La situazione nucleare rimane comunque allarmante, anche se qualcosa di positivo si sta muovendo, i morti rimangono e le zone colpite dallo tzunami sono una ferita ancora aperta.
Stanno muovendosi tante iniziative e raccolte fondi per aiutare questo popolo a riprendersi, purtroppo ancora poco pubblicizzate, permettetemi allora di segnalarvene qualcuna

Croce Rossa: un SMS per donare 2 Euro da cellulare o fisso al numero 45500

Anche le blogger si stanno muovendo per la raccolta fondi, in particolare vi segnalo il blog di Chika e a questo proposito vi allego un estratto dal blog di Sigrid (Cavoletto) in cui spiega dettagliamente in cosa consiste la raccolta

" Quest’anno temo proprio che il periodo di hanami sia decisamente meno spensierato, e io intanto torno a parlarvi di Chika, che sul suo blog ha avviato una raccolta di fondi per i disastrati del Giappone. Così come l’altra raccolta fondi organizata da blogger – la quale si chiama For Japan with Love e di cui trovate i dettagli sopra – Chika usa la piattaforma di Firstgiving, l’unica differenza è che i fondi raccolti da For Japan With Love sono destinati all’acquisto di ShelterBox(potete leggere tutto in merito qui) mentre Chika ha deciso di destinare i ’suoi’ fondi all’International Rescue Comittee, mettendo fra l’altro in palio, a mo’ di piccolo incentivo, un vero e proprio kit di sakura-ingredienti e accessori da pasticcieria decisamente introvabili fuori dal Giappone. Al di là però dell’incentivo, credo sia davvero importante in un momento come questo fare prova di un minimo di solidarietà internazionale, anzi, umana. Quindi spero che penserete a esprimere anche voi la vostra solidarietà verso quelle migliaia e migliaia di persone che hanno persa ogni cosa, per esempio mediante una piccola donazione sul sito di Firstgiving. Non so, decidete di saltare il prossimo aperitivo, o la prossima pizza, e mandate i soldi in beneficienza, insomma, ciascuno decida per se ma come al solito, tanti tanti piccoli aiuti messi insieme alla fine qualcosina, si spera, lo smuovono per davvero…"

Solo una cosa vi chiedo, sia che vogliate o no donare qualcosa,  chi ha un blog pubblicizzi  queste raccolte!


19 marzo 2011

Una torta facile facile: quattro-quarti al gusto che vuoi tu!



In questi giorni la voglia di "creare" si sta impossessando del mio tempo, più che creare è sperimentare... Ultimamente nella cucina di Chi ha rubato le crostate? iniziano a intravedersi "blob" di pdz (Pasta Di Zucchero), glasse reali a go go, meringhe, biscotti decorati, insomma voglio applicare quello che prima facevo sui "fogli" (dipingere e decorare) e che poi è passato alla cucina (sempre decorare e dipingere... ma con il cibo) alla creazione per l'evento (e qui piccola parentesi rivelatrice, non organizzo solo il mio matrimonio, ma anche quello degli altri ed eventi in generale... ma questo è un discorso che spiegherò meglio in un altro post quando sarà il momento).
Poi vogliamo metterci la fotografia? Si sta impossessando di me anche questa arte... decisamente più costosa di pennelli e tele o teglie e tagliabiscotti! E per fortuna che qua interviene il futuro maritino appassionato di foto, macchine e cavalletti... che per il suo 28esimo compleanno si è regalato una nuova macchinetta, io che da un punto di vista tecnico non ne capisco molto non vi saprei ancora dire cosa cambierà nelle mie foto da settimana prossima, mi fido delle sue spiegazioni e probabilmente ci saranno migliorie, non so... fatto sta che ora abbiamo una macchina a testa e se prima da ogni viaggio tornavamo a casa con un carico di foto che oscillavano dalle 600 alle 1000 (e si parla di viaggi lunghi un week end...) credo che d'ora in avanti la parola "viaggio" sarà sostituita da "reportage fotografico"!

E qui permettetemelo, al di là della contentezza per la macchina nuova... ancora più belle sono state le parole di Andrea... " Così in Giappone avremo una macchina a testa"... noi ancora ci crediamo!

Ma veniamo alla torta, qua tra paste di zucchero e chimica culinaria (leggasi "La meringa perfetta") alla quale sto sottoponendo albumi e paste madri c'è bisogno di qualcosa di semplice semplice, anche perchè il blog è anche uno strumento per i miei amici dove trovare qualche ricetta per la cucina "casalinga" e sinceramente il Dany non ce lo vedo proprio a preparare il Vortice ai lamponi e pistacchi  per la colazione del mattino (hoi, ma ve l'ho detto che alla fine il Vortice con il quale ho partecipato al Contest sul Mascarpone ha visto il premio speciale? eheh ^^), quindi ecco un Quattro quarti semplice semplice, studiato per una tortiera piccolina da 18-20 cm di diametro.

Il concetto del Quattro Quarti è semplice, si parte dal peso delle uova che vuoi utilizzare (per una tortiera piccola come la mia ne bastan 2, altrimenti aumentate), calcolate lo stesso perso di burro (fuso), zucchero e farina, aggiungetevi poi il lievito (attenzione, a meno che non abbiate mezzo kg di farina non occorre una bustina intera, ne basta mezza) e ingredienti a piacere (cioccolato, frutta secca, scorze...), la mia l'ho preparata con gocce di cioccolato fondente, mezzo bicchierino di succo di arancia fresco e scorzette di arancia tagliate fini fini.





Ingredienti (tortiera 20 cm)
2 uova (peso complessivo 120g)
stesso peso di zucchero (120g)
stesso peso di burro fuso (120g)
stesso peso di farina (120g)
mezza bustina (scarsa) di lievito per dolci
mezzo bicchiere di spremuta d'arancia
3 cucchiai di gocce di cioccolato fondente
scorza grattuggiata di un'arancia non trattata

Sbattere con una frusta le uova con lo zucchero sino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere la farina setacciata con il lievito e il burro fuso.
Aggiungere all'impasto la spremuta di arancia (o un poco di latte se non volete mettere la spremuta, ma vi assicuro che non si sente tanto nella torta, serve solo a profumarla e ad ammorbidire l'impasto), unire le scorzette e il cioccolato amalgamando per bene con un cucchiaio.
Versare il tutto nello stampo ed infornare a 180°. I tempi di cottura variano dalla dimensione dello stampo, di solito una torta normale (parlo di stampi più grossi) la lascio cuocere 45 minuti e ne verifico la cottura con uno stecchino, questa è proprio piccina (sia di diametro che di altezza) e sono bastati 30 minuti. L'importante, durante la cottura, è controllarne la superficie e se dovesse scurire velocemente proteggerla con un foglio di carta argentata.
Anche questa torta è stata preparata "al volo" durante la sessione di fotografia con Giulia, giusto per avere qualcosa da mangiare oltre che da fotografare ^^

16 marzo 2011

Black and white... biscotti di riso e semi di papavero


Io non posso fare a meno di ringraziarvi tutti e tutte, il blog giorno dopo giorno diventa la personale finestra alla quale mi affaccio ogni mattina, un po' come spalancare le persiane e guardare giù in piazzetta... passa Bobina in bicicletta e la saluto con la mano, Silvia che porta a spasso la sua mucca Olivia ^^, piccoLINA che ultimamente è sempre dietro a girar risotti nel pentolone (ihhihi), e poi Fra che corre dietro al Corriere (Fra va che ti vedooo)...intravedo Cristiano nel suo Cucinotto ... e Max, Ilaura (che ho appena scoperto venire a Seregno per lavoro tutti i venerdì!), e tanti altri ancora, insomma che movimento da queste parti... e mi fate anche sentire in colpa perchè spesso manco di venire a trovarvi nelle vostre cucine, eccheccaspita :0(

I vostri commenti sul mio sogno giapponese mi hanno commossa, oramai sono un po' rassegnata ma nonostante questo provo una fitta ogni volta che in televisione vedo qualche immagine legato a quel Paese.
Io non mi intendo per nulla di fisica nuclei e nucleare, proprio zero ( come la farina! ) e brancolo letteralmente nel buio se penso che effettivamente Settembre è lontano... e forse qualcosa potrebbe cambiare, sistemarsi... non conosco le tempistiche di queste cose... continuo a chiedere e tutti mi dicono "Cambia meta", come se fosse facile, ma come faccio se è una vita che dico che voglio andare là? Il fatto del viaggio di nozze era l'imput in più, i costi di questi viaggi sono elevati e tenere il viaggio come lista Nozze ci avrebbe aiutato... avrei quasi voglia di "congelare" il viaggio, partire anche tra un bel po', rinunciare ad andare via in altri posti e aspettare... quanti pensieri, la testa scoppia e al di là del futile viaggio, mi fa male vedere un paese che adoro essere in ginocchio...

Ma non posso parlare solo di questo, no... doveva essere un post positivo, un ringraziamento per tutti voi, accidenti!
Oggi mi sento black and white, positivo/negativa, piena e vuota, felice e triste, insomma oggi ho due facce mille pensieri ... ma un cuore solo che non fa che sperare.

Continuano le sperimentazioni fotografiche, ispirata da Giulia e dalla domenica pomeriggio passata a fotografare in Still Life oggi mi sono armata di sfondi e cartoncini... e nuovamente mi sono persa nella macchina fotografica... adoro le atmosfere sospese e irreali, le trasparenze del vetro sullo sfondo nero e la fusione della ceramica con la luce bianca...
Questi biscotti sono bianchi e neri, farina di riso e semi di papavero, in origine la ricetta era Del libro d'oro dei biscotti (un tomo più che un libro), l'ho poi personalizzata con delle aggiunte (i semi, delle gocce di cioccolato bianco), ho idratato maggiormente l'impasto e apportato delle modifiche alla pre-cottura (formando un salsicciotto con l'impasto e congelarlo ), infine ho giocato con la forma e le texture tagliando il salsicciotto in fette spesse mezzo centimetro e "brinando" i bordi con dello zucchero semolato.
Risultato: un biscotto dolce (più per la dolcezza naturale della farina di riso che per la presenza di zucchero, ho ridotto anche le dosi originali perchè la prima volta che li ho preparati erano veramente troppo dolci), dai bordi croccanti e l'interno friabile, quasi burroso (anche se... non c'è burro ma solo 4 cucchiai di olio EVO).



Ingredienti (25 biscotti...uno più uno meno)
250g farina di riso
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
un pizzico di bicarbonato
50g di zucchero (in origine 70)
4 cucchiai di olio EVO (non di semi, usate un olio fruttato e leggero, i sapori si sposano benissimo)
acqua qb per ottenere un panetto umido, non appiccicoso e non sbricioloso (partite da 150g, io ne ho messa circa 180g)
2 cucchiai di gocce di cioccolato bianco
2 cucchiai di semi di papavero

zucchero semolato per brinare

Per prima cosa setacciare la farina con i semi, il lievito, il bicarbonato e le gocce di cioccolato, unirvi l'olio e l'acqua poco alla volta, impastando con una mano. Unite tanta acqua quanta ne occorre per formare una palla compatta e morbida, non deve sbriciolarsi tra le dita.
Formare un salsicciotto e avvolgerlo nella pellicola per alimenti. Congelarlo per almeno 30-40 minuti, nel frattempo portare a 180°C il forno, estrarre il salsicciotto e tagliarlo a fette spesse 5 mm con un coltello affilato, prima di disporre sulla teglia le rondelle passarle velocemente nello zucchero semolato in modo da brinarvi i bordi. Cuocere in forno per 18-20 minuti.
Essendo tutta farina di riso non aspettatevi che il biscotto si dori, rimarrà bianco, i segnali di cottura sono dati dalla piccola screpolatura che apparirà sulla superficie.
Lasciar raffreddare e conservare in una scatola di latta.

Ho fatto una prima prova di questo biscotto (attenendomi alla ricetta base) circa 2 settimane fa, con il passare dei giorni il biscotto acquisisce umidità e migliora, come dicevo prima non aspettatevi dei biscotti croccanti ma scioglievoli in bocca, come dei sablè o biscottini al burro, estremamente friabili grazie alla farina di riso).

15 marzo 2011

Pane senza impasto... al cacao



L'apparente felicità degli ultimi periodi ha avuto un brusco arresto... per chi non ne fosse a conoscenza il mio sogno di volare in Giappone, che coltivo da tempi immemori, e che a Settembre avrei finalmente avverato partendo in viaggio di nozze per il Sol Levante si sta pian piano sbiadendo... io e Andrea ci aggrappiamo ancora a speranze che di giorno in giorno si fanno sempre più deboli, io stessa mi collego ora dopo ora ai blog giapponesi cercando di capire cosa veramente sta accadendo perchè come sempre qua in Italia tutto deve inevitabilmente ricadere sulle questioni politiche e la tragedia giapponese non fa altro che alimentare i soliti discorsi pro e contro il nucleare, telegiornali e testate giornalistiche inaffidabili pronte ad ingigantire notizie solo per dar contro alle decisioni del governo... ma come stanno veramente le cose?
La decisione di partire ancora c'è, Settembre non è domani, il volo è ancora lì prenotato e la guida turistica aperta sul comodino perchè in questo viaggio ancora ci crediamo, tappe ragionate e studiate passo a passo perchè non abbiamo voluto nessun viaggio organizzato... era ed è ancora il nostro viaggio, il nostro Giappone,  da vivere zaino in spalla e guida alla mano, pronti ad inginocchiarci nei templi buddisti, pronti ai mille inchini di cortesia e pronti a perderci tra i neon di Tokio... 
Vedere il popolo che in questi mesi pian piano ho studiato ed imparato a conoscere mi fa star male, il muto dolore di chi ha perso tutto ma non la dignità che li contraddistingue mi sconvolge...

La ricetta oggi non ci starebbe proprio, ma questo è un blog di cucina che racconta anche parte del mio mondo, non un diario per carità... ma nemmeno un ricettario freddo ed impersonale...
Ogni piatto, profumo, sapore... ha dietro una storia, pensiero ed umore... e oggi l'umore è scuro e profondo.

La ricetta proviene dal blog Juls' Kitchen , l'ho convertita con la pasta madre e modificata nelle proporzioni.

Ingredienti

100g di Pasta Madre, rinfrescata almeno 7-8 ore prima
580g di farina 00
400g di acqua
2 cucchiai scarsi di zucchero (il pane non sarà dolce, se lo volete dolcificato portate la dose ad almeno 5-6 cucchiai) 
3 cucchiai di cacao amaro

Sciogliere la Pm nell'acqua leggermente intiepidita, aggiungervi lo zucchero e la farina setacciata al cacao. Con  un cucchiaio mescolare per bene l'impasto che rimarrà molto molle ed appiccicoso, come capirete dal titolo questa tipologia di pane non prevede nessun impasto o manipolazione, basta mescolare con un cucchiaio in modo da amalgamare gli ingredienti. 
Coprire la ciotola con della pellicola e lasciar riposare in un luogo riparato per 15 ore circa (l'ideale è fare questa operazione il tardo pomeriggio e lasciar lievitare tutta notte).
Passate le 15 ore l'impasto avrà raddoppiato di volume e saranno comparse delle bollicine sulla superficie.
Cospargere di semola la spianatoia e versarvi delicatamente l'impasto, fare due giri di pieghe e riporre la pagnotta in un canovaccio infarinato con la chiusura verso il basso, coprire e lasciar lievitare 3 ore.
Dopo 2 ore e mezza dall'inizio dell'ultima lievitazione accendere il forno alla temperatura massima e mettervi dentro una pentola in coccio o in ghisa (o qualsiasi materiale che possa andare in forno) con il coperchio, lasciarla dentro per 30 minuti, estrarla con attenzione e rovesciarvici dentro delicatamente il pane, con la chiusura delle pieghe verso l'alto, rimettere il coperchio ed infornare tutto nuovamente per 30 minuti, passato questo tempo togliere il coperchio e lasciar cuocere per altri 15 minuti.
Sfornare e lasciar raffreddare.

Questo pane, con le dosi di zucchero indicate (2 cucchiai) non è dolce, semplicemente aromatico in quanto racchiude le note amarognole del cacao. Potete tranquillamente consumarlo a tavola abbinandolo a dei formaggi freschi (come la ricotta) o stagionati, ma non disdegna neanche la carne.


14 marzo 2011

Quando creare... è come respirare...


Quando creare... è come respirare e diviene un'esigenza che per altri appare assurda magari, ma per te che ci stai nel mezzo è la cosa più divertente del mondo.
E' bastata una mail da parte di una mia amica che studia fotografia, la quale mi chiedeva una collaborazione per un esame di STILL LIFE  a farmi entrare in una sorta di delirio creativo, ho sempre desiderato fare dei cup cakes ma, effettivamente, sono dolci che difficilmente vengono mangiati dalle nostre parti... il frostin di burro e zucchero è decisamente troppo strong per noi, disgustoso solo a pensare di ingoiarlo... insomma i gusti son gusti... però... però che belli che sono, con il ricciolino candido e gli zuccherini colorati, molto alla Maria Antonietta o appena usciti da un cartone animato zuccheroso...
Quando Giulia mi ha parlato delle fotografie per l'esame e mi ha chiesto di aiutarla preparando qualcosa ho subito pensato agli amati dolcetti ma... il frosting, come potete immaginare, è anche molto delicato, alte temperature lo sciolgono, eventuali "prese maldestre" possono far finire spetasciata tutta la copertura... allora perchè non sostituirla con... della glassa reale?
Questa glassa è un vero e proprio cemento a presa rapida, si compone da 1 parte di albume e 4 parti di zucchero a velo, a Dicembre l'ho utilizzata per comporre la Gingerbread House e il suo vantaggio è che secca in meno di 5 minuti, come se fosse una meringa ma non necessita di cottura.
Ho così realizzato la tortina di base e, una volta ben fredda, ho decorato con la glassa e gli zuccherini.
Oggi, quindi, nessuna ricetta perchè a meno che non vogliate rischiare un coma glicemico questi tortini non è il caso che li mangiate, anche se conosco di persona il "sopravvissuto" che si è pappato tutta la Girgerbread House pucciata nel tè del mattino (vero Dany?). ^^
Solo fotografie quindi, perchè una volta tanto è stato veramente fantastico abbandonarsi al puro piacere di fotografare, cambiare gli sfondi, annullare gli spazi, esplorare le forme ed i colori... 3 ore di fotografia pura come non le ho mai fatte, abituata a scatti decisamente più casalinghi ma  grazie a Giulia ho avuto modo di sperimentare anche io qualcosa di più "professionale". Il progetto mio e di Andrea è di allestire un set fotografico fisso nella casa nuova, con faretti e cavalletti... per ora ci siamo arrangiati alla ben e meglio sul tavolo della cucina con i rispettivi morosi a tener su gli sfondi e una raffica di flash da far abbronzare anche il cane!




Il "total white" è l'effetto che in assoluto preferisco!


12 marzo 2011

Gli Hamantashen


Oggi qua a Seregno è l'ultimo giorno di Carnevale, essendo noi di rito Ambrosiano.
Nonostante il cielo grigio, questa mattina non ho potuto che provare un'infantile piacere nel camminare sul tappeto morbido di coriandoli e stelle filanti nella piazzetta, oramai gli operatori ecologici ci hanno fatto il callo e fino a domani hanno rinunciato a pulire in quel posto dove, ogni pomeriggio, decine di mascherine dell'asilo e delle elementari si danno appuntamento per colorare il grigio delle pietre con mille pois variopinti.
Nelle strade l'odore di frittelle non può che mettere allegria, ogni stagione ha un suo profumo e adesso è quello vivace e zuccheroso di queste palline umide e paffute che i bambini si passano per le mani, appena sfornate (pardon, spadellate) dal panettiere, per non parlare delle chiacchiere ricciute e fragranti che ti imbiancano il naso con il loro impalpabile zucchero a velo.
Anche quest'anno la mia cucina ha profumato di zucchero e fritto, odori insoliti in casa mia dato che non facciamo uso di fritture ( a pensarci bene... l'ultima frittura casalinga, escludendo le frittelle preparate ogni anno in questa occasione, risale ai tempi delle elementari quando mia mamma ogni tanto si lanciava in anellini di totano impanati ed improbabili patatine fritte sempre troppo molli o troppo nere ma che a noi piacevano ugualmente tanto ^^), ma oggi voglio mettervi a conoscenza di una tradizione non propriamente "di casa", scovata leggendo qua e là su Internet: il Purim.
Stiamo parlando di una sorta di carnevale ebraico, che quest'anno cade il 20 di marzo, in cui ci si maschera, si beve e si scherza. Ma attenzione... è un'ironia dentro l'ironia in quanto ad essere commemorato è uno dei più grandi complotti contro gli ebrei descritti nel libro di Ester, questa festa ricorda tutti gli anni la nascita di un antisemitismo che accompagnerà il popolo ebraico attraverso la storia, ecco che la festa si tramuta nel doveroso ricordo di tutte le persecuzioni contro gli ebrei da Amman a Torquemada fino a Eichmann e Hitler.

La popolazione ebrea e i loro costumi mi hanno sempre incuriosita, i miei genitori hanno un negozio di arredamento e abbiamo tantissima clientela ebraica (praticamente tutte le case della comunità ebraica di Milano le abbiamo arredate noi!) e una cosa che inizialmente mi ha sempre lasciata di stucco è che in cucina... hanno tutto doppio! Le leggi ebraiche vietano che in uno stesso pasto vengano consumate carni e latticini... ma anche che queste due pietanze vengano cotte negli stessi forni... mangiate negli stessi piatti... insomma i nostri clienti hanno sempre voluto 2 forni... diversi armadietti per conservare i piatti per la carne e quelli in cui vengono consumate pietanze a base di latticini, insomma una vera e propria missione organizzativa per le cuoche di questa popolazione! Diverse volte sono stata in casa di questi clienti e sono sempre rimasta affascinata dai numerosi simboli presenti sugli infissi delle porte... a dire il vero non conosco i significati di tutte queste simbologie, ma mi piace pensare come una popolazione sia così profondamente legata alle sue origini e alle sue tradizioni.
Questi dolci che sto per presentarvi vengono consumati durante la festività del Purim, per essere mangiati tranquillamente anche dopo pasti a base di carne la frolla che li compone non contiene latticini, ma semplice olio d'oliva... che rende la pasta molto fragrante profumata e leggera, adattissima anche per chi soffre di intolleranze. La pasticceria ebrea è spesso caratterizzata da farciture con i semi di papavero e tra le tante varianti per questi dolci vi è appunto anche una farcitura di questo tipo, ma li potete tranquillamente trovare ripieni con Nutella, cioccolato o marmellata, come quelli che ho preparato io. In particolare ho farcito i miei dolci con tre diversi tipi di confetture preparate durante i mesi estivi, pesche, mirtilli e arance amare (quest'ultima dell'inverno scorso). 





Ingredienti (per una ventina di dolci)

2 uova
125 gr di zucchero
60 ml di olio
il succo di mezzo limone 
la buccia grattuggiata di un limone
250 gr di farina

1 cucchiaini di lievito in polvere
marmellata a piacere

Sbattere leggermente le uova con lo zucchero e il succo di limone, unire la farina setacciata con il lievito e la scorza tritata finemente. Amalgamare ed impastare sino a formare una frolla (se necessario aggiungere altra farina, io ho dovuto metterne un paio di manciate in più).
Stendere la pasta ad uno spessore di  3-4 mm e con un tagliabiscotti tondo ricavare dei cerchi di diametro 5-6 cm. Mettere nel centro di ogni tondo un cucchiaino di marmellata e piegare i due lembi di pasta in modo da formare un triangolo, poi chiudere piegando il terzo lato. Infornare a 180° C per 15-20 minuti (fino a doratura). 


09 marzo 2011

Chili con carne


Che anno il 2011...
Questa frase mi gira e rigira nella testa da domenica, merito di Dany e dei nostri ragionamenti "ragionati" seduti sulla panchina della Piazzetta di Seregno, crogiolandoci sotto il tiepido sole quasi-primaverile mentre attorno a noi bambini e piccioni si rincorrevano gettandosi coriandoli (i bambini, non i piccioni!), contendendosi pezzi di pane ( i piccioni, non i bambini!) e via dicendo...
Il 2011... anno di cambiamenti, lui che diverrà zio e che mi farà da testimone di nozze... io che mi sposo e vado a vivere in una casetta- tutta- mia, lui che compie 1 anno nella casetta- tutta- sua... e ancora lui che a giorni accoglierà in casa un cagnolino... hey sono indietro di una novità, non vale!!!
Insomma, tutto che si muove, che gira e che cambia... ma alla fine ci ritroviamo sempre perchè, per fortuna, in tanto cambiamento i punti fermi siamo sempre e solo noi!

E allora eccoci, alla tavola della domenica, io lui mio fratello e un pranzo etnico (perchè qua ci piace sperimentare!), oggi Tex-Mex.





Ingredienti (per 6... o un fratello ed un testimone di nozze particolarmente affamati!)

3 cucchiai di olio EVO
2 cucchiaini e mezzo di Harissa
1 cipolla grossa
2 spicchi di aglio
1 peperoncino rosso secco
500g di macinato di manzo
1 cucchiaino di sale
2 cucchiai di vino rosso
2 cucchiaini di paprika rossa dolce affumicata
1 cucchiaino di semi di cumino pestati
1 cucchiaino di semi di coriandolo pestati
1 cucchiaino di origano secco
1 cucchiaino di basilico secco
10cm di stecca di cannella
1 peperone rosso
1 kg di pelati in scatola con il loro succo
1 kg di fagioli rossi in scatola scolati
2 cucchiaini di salsa Worcester
1 cucchiaio di aceto balsamico
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
125g acqua
sale, pepe e timo qb


Per prima cosa preparare in una ciotolina il mix di spezie che occorreranno nella preparazione... ecco, magari evitate di lasciare il cucchiaino colmo di peperoncino nella ciotolina come ho fatto io, giusto per non rischiare di farci finire sopra la cipolla e vedere il suddetto cucchiaino carambolare e gettarvi, a mo' di catapulta, tutto il peperoncino in faccia! (ehm...ehm... dovrò mettere le telecamere in cucina, certe cose a raccontarle manco sembran vere!).
Affettare sottilmente la cipolla, pulire e tagliare a cubetti il peperone e scolare i fagioli.
Far soffriggere l'olio con la cipolla e l'aglio, avendo cura di coprire il wok con un coperchio in modo da far "sudare". Aggiungervi la carne e farla rosolare per qualche minuto rimestando con un mestolo, bagnare con il vino rosso e far evaporare per 2 minuti. Aggiungere sale e spezie, amalgamare e unire i  fagioli scolati, l'aceto e il peperone. Unire i pelati a pezzi con il loro succo, il concentrato di pomodoro e la salsa Worcester , mescolare ed unire 125g di acqua. 
Alzare leggermente la fiamma e portare il chili ad ebollizione, mescolando continuamente. Aggiustare di sale.
Abbassare la fiamma, coprire e lasciar cuocere per circa un'ora mescolando di tanto in tanto. Se vedeste che il chili attacca aggiungere un goccio di acqua (non dovrebbe succedere). Prima di servire lasciate cuocere per qualche minuto senza il coperchio in modo da far asciugare i liquidi ed ottenere un chili denso.
Servire con riso bianco o pane tostato e nachos (ricetta qui) .

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...