Cosa è l’Homeschooling_ testimonianze

1 June, 2020

Mai come in queste settimane ( mesi oramai) ,il tema della didattica a casa risuona giornalmente rimbalzando tra articoli online e telegiornali. Se fino a qualche mese fa in pochi sapevamo cosa fosse l’homeschooling, ora è divenuto argomento discusso e trattato sempre più spesso.
Quasi un anno fa ho iniziato ad interessarmi all’istruzione parentale, conosco tante persone che lo praticano e seguo ancora più profili, soprattutto esteri, che propongono quotidianamente le attività ad esso collegate. Homeschooling non è quello che buona parte dei genitori si è ritrovato a fare in quest’ultimo mese, non si tratta di una serie di schede o lezioni caricate online ma di esperienza diretta dei bambini /ragazzi che imparano durante tutto l’arco della giornata. Abituati come siamo a studiare sui libri è difficile comprendere come si possa imparare le scienze attraverso giochi, o la matematica calcolando insieme gli ingredienti di una torta. Mesi fa avevo in programma questo post a riguardo, avevo iniziato a raccogliere materiale e testimonianze, poi la gravidanza, la sua interruzione, la nuova gravidanza, un’altra interruzione… Insomma il tutto è andato a farsi benedire, è però rimasta quella curiosità per un argomento che continua ad affascinarmi e mai come in queste settimane mi ritorna alla mente.
Annika guarda spessissimo SIAMO FATTI COSÌ su Netflix, lo guarda con quella attenzione che solo i bambini hanno e come una spugna assorbe ogni minima informazione. Ha imparato, ebbene sì, da un cartone animato, come avviene la digestione, il ruolo delle piastrine e quello dell’eparina, come avviene lo scambio dell’ossigeno e dell’anidride carbonica nei polmoni “perché il sangue trasporta l’ossigeno mamma, E’ VITA “.
Ho chiesto a Francesca Tognoni, su Instagram @undraghettoincucina pedagogista e mamma, di scrivere un articolo per me, una sua riflessione sull’educazione parentale da pedagogista che, nel suo cammino, ha avuto modo di confrontarsi con genitore che hanno scelto questa modalità di educazione per i propri figli.
“L’homeschooling è una pratica abbastanza nuova per il territorio italiano. La si conosce poco e se ne parla altrettanto poco.
Da qualche anno, però sta avvenendo un vero e proprio cambiamento.
Si respira un grande clima di necessità di cambiare la scuola, di modificarla, di migliorarla, di renderla un’esperienza più possibile autentica e vera.
La scuola necessità una restaurazione. I nostri bambini sono diversi, manifestano bisogni nuovi, necessità nuove.
Se proviamo a ripensarci da piccoli, nei nostri anni 70-80, ci rivediamo molto diversi dai bambini che sono i nostri figli o i nostri nipoti.
Loro hanno quel non so che di diverso, una sorta di marcia in più, e una spiccata sensibilità.
Sono capaci di fare delle cose che noi probabilmente eravamo solo in grado di pensare qualche anno dopo.
I bambini di oggi sono diversi, sono più svegli, più competenti e a mio parere bisognosi di una struttura scolastica diversa da quella che c’è.
I bisogni sono cambiati e con essi deve cambiare la scuola.
Vari genitori (dal mio punto di vista) “illuminati” hanno deciso di intraprendere nuove strade per l’educazione dei loro figli.
In Italia stanno crescendo realtà nuove, nuovi sentieri da percorrere: asili nel bosco, scuoline parentali, sperimentazioni di vari metodi educativi in ambienti e scuole statali.
Si sente nelle viscere forte la necessità di cambiamento.
Una delle nuove frontiere dell’educazione è l’homeschooling .
I genitori che decidono, per i propri figli, di intraprendere un percorso di homeschooling, non sono sicuramente degli sprovveduti, neppure strani o pazzi.
Esprimo semplicemente il grande bisogno di proporre ai loro figli una realtà diversa, rispetto a quelle che hanno intorno a loro.
Per essere homeschoolers non è necessario avere una formazione specifica educativa, pedagogica o didattica. Quello che serve è la voglia di fare bene, di mettersi in discussione, e ritrovare le migliori strategie, approcci e metodi per i propri figli.
Il centro è l’educazione dei propri figli, nell’interesse e nel bene dei propri figli.
È una scelta importante, che in genere viene presa dopo un lungo periodo di riflessione, di messa in discussione.
Non si diventa homeschoolers alla leggera o dall’oggi al domani.
In Italia esiste una buona rete di homeschoolers, i quali mettono a disposizione le loro capacità, competenze e organizzano laboratori, incontri, giornata a tema, dove potersi conoscere, incontrare e vicendevolmente scambiare informazioni, dubbi, perplessità e manifestare  necessità.
Ci sono anche piattaforme online dove trarre spunto, per attività da svolgere a casa.
Gli homeschoolers possono strutturare questo percorso sul lungo, medio o breve termine.
Ci sono bambini che fanno homeschooling soltanto durante il periodo della scuola dell’infanzia, altri che prolungano fino alla fine della scuola primaria, altri ancora fino alle superiori. Oppure ci sono homeschoolers che hanno un precedente passato nella scuola, interrotto per passare all’educazione parentale.
La scelta è della famiglia, che deve in primis valutare il reale bisogno del bambino, e la sua inclinazione, senza inutili forzature.
Gli aspetti positivi di educazione a casa sono numerosi. Il bambino può sperimentare se stesso in un ambiente che conosce, con un ristretto numero di compagni che in genere sono i fratelli, guidato e assecondato dai genitori che sono gli esseri umani che vogliono in assoluto il bene del proprio figlio. Quindi la propria casa e l’ambiente più sicuro, ricco di amore dove crescere.
Le attività che vengono messe in atto possono seguire i programmi ministeriali, ma possono essere adattate anche in base alle esigenze quotidiane della famiglia stessa.
Un’altra caratteristica positiva di conseguenza e la grande flessibilità.
Scegliendo l’homeschooling si possono utilizzare tantissime metodologie e strategie didattiche, quindi non ci si richiude in un unico modus operandi, ma si possonò sperimentare una varietà di metodi, che permettono al bambino di scoprire il mondo e di imparare attraverso una grande varietà di possibilità.
L’homeschooling non viene praticato solo in casa e quindi permette al bambino di apprendere anche attraverso sperimentazioni pratiche in natura.
Gli aspetti positivi sono davvero molteplici.
C’è una grande criticità, a mio parere forse l’unica:
la componente sociale.
Spesso ci si chiede come sia possibile, che un bambino homeschooler possa crescere con le competenze sociali dei bambini che frequentano la scuola pubblica o privata che sia.
È vero, i bambini che vanno a scuola tutti i giorni si trovano a sperimentare se stessi, all’interno di una realtà fatta di pari e di adulti, con cui rapportarsi quotidianamente. Quindi bambino che va a scuola sperimenta tutti i giorni se stesso nel rapporto con l’altro, vive la frustrazione, si allena a mettere in pratica competenze sociali che probabilmente gli servivano anche da grande.
Questa aspetti sono sicuramente positivi, ma ciò non vuol dire che un bambino homeschooler non abbia la possibilità di sperimentarsi nella relazione con l’altro: lo può fare il pomeriggio al parchetto, durante i momenti di sport, e nei luoghi sociali del paese o della città in cui abita.
La differenza sta qui: il bambino homeschooler socializza allo stesso modo con i suoi pari, ma i contesti diversi. Può essere un male questo? Dal mio punto di vista no, e d’altro canto non se neanche nessuno studio che dimostri che gli homeschoolers siano problematici a livello sociale, anzi, se avete mai avuto la fortuna di conoscere un homeschooler, scoprirete che hanno spiccate competenze sociali, una notevole capacità di analisi, e un senso di libertà ineguagliabile.
Essere homeschoolers vuol dire essere anticonformisti? Probabilmente sì, l’anticonformismo talvolta può racchiudere in sé le caratteristiche di libertà, creatività e unicità che caratterizzano tutti gli esseri umani.
In Italia l’homeschooling è legale, infatti è possibile istruire i figli personalmente: si tratta di un diritto costituzionale.
Come afferma l’articolo 30 della costituzione italiana: “è un dovere e diritto dei genitori mantenere istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”.
L’istruzione parentale è prevista dal Decreto Legislativo 16 aprile 1994 n. 297, art. 111 comma 2 e dall’art. 1, comma 4 del Decreto Legislativo 15 aprile 2005 n. 76.

Come fare?

Il primo passo in assoluto da compiere è quello di inviare una comunicazione cioè un autodichiarazione alla direzione didattica di competenza territoriale, in pratica la sede del territorio in cui il bambino dovrebbe frequentare la scuola. Generalmente ogni comune ha la sede scolastica primaria interna di competenza, per i comuni più piccoli o per le scuole secondari di primo grado e secondo grado, potrebbe darsi che la sede dell’istituzione scolastica non coincida con il comune di residenza.
L’autodichiarazione va consegnata a mano in segreteria e protocollata oppure inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.
Questo documento deve essere consegnato tutti gli anni per generalmente entro fine gennaio, che è il normale termine in cui vengono effettuate le iscrizioni scolastiche.
Nella prima autodichiarazione è importante attestare attraverso un’autocertificazione le capacità tecniche dei genitori e la possibilità economica degli stessi di poter effettuare questa tipologia di percorso.
Ciò non vuol dire che effettuare un percorso di home schooling abbia dei costi alti, oppure richieda delle capacità specifiche, ma vuole semplicemente attestare che la famiglia è nelle condizioni sociali ed economiche per affrontare una scelta di questo tipo.
Infatti nonostante sia un diritto praticare la scuola familiare è altrettanto possibile che la scuola pubblica possa fare dei controlli in caso insorgano dei dubbi sulla sua vimento dell’obbligo oppure se la famiglia non mantiene nessun tipo di contatto con queste auto dichiarazioni annuali.
Ciò viene fatto perché il centro dell’interesse è il benessere del minore.

Si può iniziare un percorso di educazione parentale a metà anno scolastico?

Si può certamente iniziare un percorso scolastico a metà anno, ed è necessario effettuare la procedura di ritiro. Si richiedere un appuntamento con il dirigente scolastico per comunicare la decisione, meglio se anticipata con una comunicazione scritta.
Questo può avvenire in base agli articoli 111 D.L 297/94 e art. 1 comma 4 D.L. 76 del 2005.
Il ritiro dall’anno scolastico deve avvenire prima del 15 marzo dell’anno in corso.
Chi sostiene l’istruzione parentale deve effettuare un esame annuale?
La normativa è cambiata nel 2017 con il decreto legislativo numero 62 (Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107).
Il riferimento normativo degli esami lo troviamo all’articolo 23, dove si evince che è previsto un esame annuale dai 6 ai 16 anni.
L’esame scolastico normalmente può essere sostenuto in qualsiasi scuola quindi non per forza nella scuola in cui è stata comunicata la scelta di educazione parentale.
La scelta di educazione parentale non deve per forza durare tutto l’iter scolastico, ma può interrompersi prima per volontà della famiglia oppure del ragazzo o bambino” .
Francesca Tognoni

Testimonianze

Ho avuto la fortuna di incontrare due mamme homeschoolers che hanno acconsentito a rispondere ad alcune domande, era impensabile scrivere un articolo senza la diretta esperienza di chi ha vissuto questa realtà.
Alessandra e Patricia sono due mamme che hanno seguito l’educazione scolastica delle proprie figlie nei primi anni del 2000, Patricia in particolare ha alle spalle 20 anni di esperienza avendo seguito tutte e tre le figlie ( l’ultima frequenta il quarto anno di Liceo Artistico) nel percorso scolastico dalla scuola primaria all’ingresso all’università.
Quale è la motivazione che vi ha portato alla scelta dell’homeschooling?
E’ Alessandra la prima a rispondere, nel 2004  prima dell’ingresso alla scuola primaria aveva intuito che la sua bambina avesse diverse modalità di apprendimento ( successivamente diagnostiche dsa) , questo unito alla non condivisione dell’approccio didattico ed educativo della scuola l’ha portata ad optare per un’educazione parentale, ” Non volevo che per lei l’apprendimento si trasformasse  in un’esperienza negativa e frustrante”.
” Noi all’epoca vivevamo in Svezia” interviene Patricia ” la nostra primogenita frequentava la scuola primaria. La scuola era scadente, contrariamente a ciò che si pensa, nel paese scandinavo non c’è sempre un buon livello di istruzione. Inoltre, sono anni che lassù l’ideologia di gender viene inculcata nei programmi educativi fin dalla prima infanzia. Tutto questo ci portò sulla scelta della home-schooling “.
Eravate soli in questo percorso o avete condiviso con altre famiglie il cammino scolastico delle bambine?
Alessandra risponde subito, ” Purtroppo in quegli anni ( 2004) l’homeschooling non era conosciuto e non c’era nemmeno la diffusione dei social che c’è ora. Le persone con cui ne parlavo mi guardavano in modo strano e la maggior parte non condivideva e spesso criticava (quasi tutti gli amici e i conoscenti e qualche parente). È stato difficile trovare qualcuno che avesse fatto la nostra stessa scelta ed essendo famiglie che abitavano in altre regioni, più che condividere programmazione o attività, ci siamo supportate a vicenda, sia emotivamente che da un punto di vista legislativo perché non c’erano indicazioni a riguardo. Pensa che la direttrice didattica a cui abbiamo consegnato la dichiarazione di scuola familiare non conosceva questa possibilità prevista dalla legge italiana!”
Entrambe le famiglie hanno seguito personalmente l’istruzione delle bambine, senza nessun supporto se non i libri di testo ” La scuola non ha supportato la nostra scelta, non ci ha fornito neanche i libri di testo che abbiamo dovuto acquistare personalmente”.
La domanda che tutti si fanno è sicuramente relativa alla vostra giornata tipo, abituati come siamo all’orario scolastico “tradizionale” viene difficile ad un genitore immaginare una routine giornaliera a casa. Potete darci qualche esempio?
” Non avevamo una routine quotidiana in quanto le attività non erano strutturate. Ho promosso l’apprendimento spontaneo in base agli interessi di G e a quello che ci offriva la vita quotidiana. Ad esempio ha iniziato a scrivere durante l’estate mentre eravamo in montagna perché aveva il desiderio di appuntarsi ogni scoperta ed esplorazione che faceva. Un altro momento di grande apprendimento è stato spesso il pranzo, sia perché facevamo giochi astratti come le associazioni di idee, ad indovinare parole (animali, luoghi, mestieri…), ecc, sia “giochi” più pratici come ad esempio fingere di essere al ristorante. All’inizio ci limitavano a cose semplici come preparare il menù, contare le stoviglie necessarie, ecc; successivamente a dividere la frutta, fare il conto… il tutto in base alle capacità di G.
Gli anni relativi alla prima ed alla seconda mi sono sentita più libera mentre durante gli altri tre ho dovuto seguire anche il programma ministeriale per poter affrontare l’esame ” conclude Alessandra.
” Noi invece avevamo una routine fissa” interviene Patricia ” Abbiamo sempre organizzato la giornata come se si andasse a scuola: orari fissi durante la mattina. Ovviamente c’è sempre la possibilità di cambiare programma di fronte a qualche evento inaspettato, come un raffreddore, o una giornata di sole per stare all’aperto e fare una gita. Dividiamo le materie da seguire ogni giorno e facciamo una tabella di marcia per la settimana e per ogni mese. Le attività sono state sempre molto legate alle capacità di apprendimento e alla curiosità naturale di esplorare il mondo circostante e conoscere la realtà. Durante l’infanzia delle mie figlie ho sempre cercato di cogliere il lato divertente e creativo dei temi di studio. Abbiamo promosso il senso critico e la propria personalità nel modo di affrontare lo studio.
I genitori oggi hanno tanti supporti online , da youtube a piattaforme didattiche pensate apposta per la didattica. Siete riuscite ad appoggiarvi a qualcosa di simile durante la vostra esperienza?
” Quindici anni fa non c’era tutto questo” interviene Alessandra ” al massimo si utilizzava il web per fare qualche ricerca o qualche gioco didattico su CD, ma nulla di quanto si vede ora online”
“Io ho seguito dei corsi di psicologia come età evolutiva, pedagogia, comunicazione nell’università ” aggiunge Patricia “e mi sono avvalsa anche della rete per reperire testi che offrono una prospettiva conforme alle nostre convinzioni, principalmente in materie come storia e attualmente filosofia. Non ho mai seguito delle piattaforme didattiche online. Oggi si trovano validi sostegni su YouTube come lezioni di matematica, di scienze, ecc.”
Quali sono secondo voi i punti di forza ( o di debolezza) dell’educazione parentale?
“Si può insegnare l’amore per lo studio ed il sapere, si può dare particolare slancio allo sviluppo della propria personalità e delle proprie abilità e inclinazioni naturali! Si può sviluppare il senso critico e si può sviluppare magnificamente la capacità di organizzazione e di autogestione dello studio. Infine si impara ad imparare!
Ci sono tanti vantaggi in più dal punto di vista di relazione con i propri genitori e fratelli. Generalmente i ragazzi sono più estroversi e disposti a socializzare: imparano ad ascoltare perché si sentono ascoltati.
Secondo la nostra esperienza uno svantaggio è la difficoltà di trovare docenti disponibili ad accettare questa scelta genuina e costituzionale. I ragazzi inoltre non soffrono nessun isolamento se si consente loro la pratica di sports e altre attività con i coetanei. ”
Patricia descrive così, con queste bellissime parole, l’educazione parentale. Non posso non pensare al mio passato scolastico, brillante sotto tantissimi aspetti ma sempre legato al giudizio finale tanto da sfociare nella malattia. Si impara ad imparare è una frase che fa riflettere, si impara non per il voto finale ma per il gusto di sapere e per l’amore della conoscenza.
Alessandra, invece, come punto di debolezza vede proprio l’atteggiamento prevenuto di chi critica l’educazione parentale ” Abbiamo ricevuto molte critiche, G. preferiva non condividere la nostra scelta, malgrado fosse convinta di essere privilegiata rispetto ai coetanei” e continua ” Sono convinta che un bambino istruito nell’ambiente famigliare possa mantenere una maggiore curiosità e libertà di apprendimento secondo i propri tempi ed interessi, possa sviluppare maggior senso critico e capacità di riflessione ed abbia empatia e sensibilità maggiori”.
Le bambine hanno mai espresso il desiderio di frequentare la scuola?
“G. ha manifestato il desiderio di andare a scuola con il passaggio alla scuola secondaria di primo grado, ha fatto l’esperienza ed ha deciso di continuare così” risponde Alessandra.
” A noi è capitato con la nostra seconda figlia” interviene Patricia ” Ha frequentato la scuola primaria per due anni finchè ne ebbe abbastanza, dopo quella esperienza ci ha chiesto di continuare a casa”.
Entrambe le bambine/ragazze, chi prima e chi a termine studi, ha fatto il suo ingresso nel mondo scolastico e lavorativo. Come è stato?
” L’ingresso alla scuola secondaria è stato meno traumatico di quel che pensavo, G. si è subito adattata alle convenzioni sociali a cui non era abituata e non conosceva, agli orari, ai molti professori, a dover condividere molto tempo e poco spazio con i coetanei che avevano interessi diversi dai suoi ecc”
Le figlie di Patricia hanno terminato l’istruzione parentale all’ultimo anno di Liceo  ” L’ingresso è stato ottimo, hanno subito lavorato per contribuire al pagamento degli studi universitari. Oggi una figlia è laureata in scienze archivistiche e in scienze storiche e l’altra figlia si è laureata in filosofia e sta finendo il corso di laurea magistrale sempre in filosofia. La più piccola sta concludendo il liceo artistico e studia con passione il pianoforte”.
Che ruolo ha la componente sociale per te e per la tua famiglia? La scelta di homeschooling l’ha cambiata in positivo o in negativo?
“L’aspetto sociale non dipende certo dalla frequenza scolastica dei propri figli” sottolinea Patricia ” La scelta della scuola parentale non ha influenzato la vita sociale di G. in quanto la scuola non è l’unico ambiente di aggregazione. Contrariamente a quello che si può pensare i bambini che fanno scuola famigliare non vivono confinati in casa ma, come molti loro coetanei, praticano sport, frequentano corsi di musica, pittura o altri hobby e si scelgono le proprie amicizie” conclude Alessandra.
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