Ciambellone da colazione alla panna e vaniglia

2 January, 2012

Una pioggia sottile che picchietta sul vetro, il solito vetro che si affaccia sui tetti di Seregno con i loro comignoli fumanti che  tanto mi ricordano quelle vecchie pipe scure che immancabili compaiono in ogni fiaba che si rispetti, magari di quelle fumate dal nonno davanti al camino…
In casa un silenzio quasi irreale, così come irreale era quello in strada alle nove di questa mattina, solo il ticchettio di una pioggia impalpabile e l’ovattato rumore delle scarpe dei passanti… la via Garibaldi semi deserta, le serrande dei negozi abbassate, i panettieri quasi tutti chiusi… nessuna calda e rassicurante luce provenire dai negozi dei fornai, nessun chiacchiericcio del macellaio sulla porta del negozio. 
Come ogni anno il Natale ci è scivolato tra le dita, e ci ritroviamo con un piccolo vuoto… nessuna attesa a scaldarci il cuore, la pioggerellina sgualcisce i fiocchi rossi degli abeti decorati lungo la via, un albero di Natale acceso nell’atrio di un condominio riesce a infondermi ancora quel calore che fino ad una settimana fa mi portava per le strade a canticchiare tra me e me.
Andrea è in aereoporto, tra non molto un aereo lo porterà a Londra e da lì un altro lo porterà in Africa, un altro mese o forse due in Congo, poi il rientro e forse ancora un’altra partenza, non si sa.
Io sono qua, pronta a riprendere i miei ritmi solitari in una casa che fortunatamente sento sempre più mia, ho i libri sul comodino perchè la televisione mi sta sempre più stretta, un budino al latte di soia e agar agar che sta raffreddando sul piano della cucina e una CheeseCake al caramello da cucinare per il compleanno del mio più caro amico.
Fuori continua a piovere e il ticchettio delle mie dita sulla tastiera fa da contrappunto alla melodia delle gocce di pioggia sul vetro, scrivo e penso a voi che mi leggete su questo monitor… penso alle parole dei miei due più cari amici… penso a che effetto farebbero queste frasi su un foglio di carta anzichè su di un monitor, penso che forse questo 2012 potrebbe infondermi un po’ di coraggio per buttarmi in nuovi progetti e accettarne le conseguenze positive o negative senza farmi troppi scrupoli, tentare.
Vi lascio una ricetta, semplicissima e scontata, un classico trovato non so più su che blog e che a sua volta aveva ripreso da non so più che libro, è la colazione con cui Andrea si è coccolato in questi ultimi giorni… Una  ciambella dal sapore di una volta, perfetta nella sua semplicità… niente frutta o  cioccolata ad arricchirla, solo il sapore della panna e i semini della vaniglia… il tutto forgiato da uno stampo in alluminio trovato per pochi centesimi in un mercatino dell’antiquariato ^^

Ingredienti (stampo da ciambella diametro 20cm  altezza 10cm)

260g farina oo
mezza bustina di lievito per dolci
200g zucchero
250ml panna fresca
3 uova
 semini di mezza stecca di vaniglia (io uso della vaniglia Bourbon comprata su Ebay da un rivenditore del Madagascar, ne ho usata mezza stecca perchè è molto forte e ricca di semini, se usate quelle del supermercato conviene che ne utilizziate un baccello intero… o anche due visto che ultimamente le vedo sempre più rinsecchite!)

In una ciotola sbattere leggermente le uova con la panna e lo zucchero. Unire la vaniglia e, sempre con la frusta, amalgamare la farina setacciata con il lievito sino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Preparate la teglia da ciambella, io in genere la ungo per bene con un olio neutro (riso o semi) utilizzando un pennello in silicone, è importante che la teglia sia bel oleata per non rischiare che il dolce si rompa mentre lo sformate, sopratutto se avete stampi non antiaderenti come il mio. Non uso il burro per il semplice fatto che l’olio è più pratico e facile da stendere con il pennello.
Versare il composto nello stampo e batterlo leggermente sul piano in modo che l’impasto si stenda uniformemente nello spazio ed infornare a 170° per 45-50 minuti (verificare la cottura con uno stecchino).
Una volta tolto dal forno aspettare una quindicina di minuti dopodichè, con una lama, staccare delicatamente il dolce dalle pareti dello stampo e capovolgere subito su un piatto da portata, picchiettare leggermente facendo scivolare il dolce sul piatto. In questo modo la superficie del dolce, che in cottura si sarà gonfiata, essendo ancora calda andrà ad appiattirsi sotto il peso della ciambella ed eviterà che il vostro dolce una volta freddo faccia “il doldolo” sul piatto da portata ^^ (trucchi e astuzie)
Ho conservato il dolce in frigo coperto da carta alluminio e ne ho riscaldato una fetta ogni mattina, in questo modo la sofficità si mantiene per giorni. 
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