New York (parte prima)

19 February, 2014

Sono passati quasi 3 anni, vi ho portato con me tra le foreste del  Vermont, su e giù tra le coste dei Maine, abbiamo avvistato assieme le balene ed attraversato le verdi distese dell’ Ohio, tra campi di granoturco e villaggi Amish.
Abbiamo visitato l’elegante Boston e la caotica Chicago tra i suoi ristoranti, ci siamo persi con lo sguardo sul lago Michigan e tra le mille luci della notte osservate da 400 metri di altezza sulle Sears Tower…
Poi la vita di tutti i giorni, la scuola di cucina e i mille eventi mi hanno fatto accantonare l’ultima tappa, New York, così come tanti altri viaggi tra cui il nostro tour in Toscana di due anni fa, la settimana a Londra di due estati fa… e se tutto andrà secondo i piani questa estate arriverà in Giappone… 
Adoro scrivere, nel momento in cui poggio le dita sulla tastiera esse corrono e io con la mente viaggio… scrivo con parole, sensazioni, profumi ed immagini come a cercare di trascinarvi con me in questo ritorno al passato…
Vi getto un amo, vi tendo la mano, se vorrete accompagnarmi in questo viaggio sarò ben lieta di avervi accanto, cercherò di farvi vedere con i miei occhi quello che ho vissuto, farò in modo che sentiate il profumo di salsedine su quel traghetto in direzione Liberty Island, verrà anche a voi la pelle d’oca nello scorgere tra la nebbia la fiaccola della Statua della Libertà… 

E ancora, cammineremo fianco a fianco tra le strade di Manhattan, sorrideremo nel vedere i famosi tombini fumanti che tanto ci ricordano i film in televisione, ci soffermeremo dinanzi a Wall Street respirandone il profumo della storia, ci sentiremo spaesati e piccoli tra l’imponenza della città… 
Ci perderemo, ritroveremo e riperderemo mille volte  tra la folla frettolosa, ma non preoccupatevi, mi riconoscerete tra le tante persone, io e la mia Reflex al collo, lo zaino azzurro e le scarpe con le stringhe viola…
Siete pronti?
Si parte!

Siamo giunti a New York la terza e ultima settimana del nostro viaggio di Nozze, 15 giorni passati guidando per la Costa Orientale, inizialmente tra Maine e New England dove abbiamo passato indimenticabili momenti tra scogliere, fari e avvistamenti di balene, abbiamo pernottato in minuscoli B&b che sembravano appena usciti da un romanzo della Alcott e paesini di mare dove da un momento all’altro ti aspettavi di veder spuntare Braccio di Ferro con la pipa in bocca ^^
Abbiamo poi attraversato il Vermont tra foreste di aceri che pian piano iniziavano già a tingersi dei colori dell’ Autunno, abbiamo guidato sino alle imponenti Cascate del Niagara la cui nuvola di acqua nebulizzata la potevi scorgere già da chilometri di distanza… 
Abbiamo poi attraversato le distese di campi dell’Ohio, pranzato con gli Amish, guidato all’alba tra i cimiteri immersi nella nebbia e le prime zucche decorate in attesa di Halloween.
Abbiamo visitato la colta Boston, passeggiando tra gli imponenti edifici in mattoni rossi di Awards e ci siamo immersi nella caotica e meravigliosa Chicago nella quale, personalmente, ho lasciato il cuore.
Arrivati a New York ci siamo ritrovati catapultati nella Metropoli vera e propria, lontanissima anni luce dal silenzio e dalla pace che le scogliere del Maine ci avevano regalato, siamo stati completamente assorbiti dalla moltitudine di stimoli visivi, olfattivi e sonori che solo questa città può darti.
Ricordo ancora il viaggio sul traghetto, lo sciabordio dell’acqua contro lo scafo, un’ acqua torbida così diversa da quella cristallina tra la quale abbiamo intravisto i dorsi delle balene; i fumi ed i vapori della città e lei, la Statua, apparire pian piano tra le nuvole… e guardarla così, velata e solitaria ti fa venire un po’ di tristezza, un po’ di magone… con questo misto di sentimenti ho passato il mio viaggio su quel traghetto, strattonata a destra e a sinistra da centinaia di turisti chiassosi armati di macchine fotografiche e lattine  di Coca Cola… chissà se qualcuno di loro aveva come me la pelle d’oca ed un nodo che stringeva la gola, chissà se qualcuno di loro ha solo minimamente pensato a tutti quegli immigrati, tra i quali anche il nostro popolo, che ad inizio 900 hanno visto quella stessa immagine che ci si apriva dinanzi agli occhi…
Una volta entrati nel piedistallo del monumento si visita un museo interamente dedicato alla Statua, la sua storia, le fasi di progettazione e costruzione
Naso naso
Oramai siamo in piedi dalle 7 di questa mattina, abbiamo visitato Liberty Island, camminato per le affollate strade di Manhattan… il profumo di cibo è pressochè onnipresente in queste città, sentite anche voi l’odore di hot dog, patatine, pizza… ? 
Però non voglio farvi cedere a queste tentazioni, il pranzo di chi vive nella frenesia di tutti i giorni è questo, consumato all’aperto tra una riunione e l’altra, un panino al volo preso al chioschetto sotto l’ufficio e consumato in 4 bocconi correndo per le strade… ma voi siete miei ospiti in questo viaggio oltreoceano, fidatevi di me e lasciatevi guidare nelle viette secondarie dietro Wall Street… ci siamo quasi, ancora un paio di svolte e… eccoci da Alfanoose .

Direi che ne è valsa la pena aspettare, no?
Un posto tranquillo, ci siamo chiusi alle spalle la porta di ingresso e finalmente un po’ di silenzio. La gente bisbiglia, non urla come per le strade…
Ci troviamo in un piccolo Take Away di cucina mediorientale, il locale è provvisto di comode tavolate in legno dove poter consumare in tutta tranquillità il pasto.
I piatti sono tutti di derivazione libanese e siriana, vi ricordate i Dolmates che vi avevo proposto l’estate scorsa? ecco, li ho assaggiati proprio qua la prima volta, il menù propone la classica pita arrotolata contenente i falafel (polpette di ceci che vi avevo presentato anni fa in questo post), Hummus di ceci, sottoaceti e lattuga.

Pita farcita con hummus, falafel, sottoaceti e lattuga
Piatto vegetariano: dolmades (involtini di riso con menta e limone avvolti in foglia di vite), verdure, sottoaceti, falafel , Il tutto servito con una pita vuota a parte

 E per dessert, un biscotto ai datteri profumatissimo.

Una delle cose più impressionanti  che mi è capitato di vedere è ritrovare minuscole chiese gotiche “incastrate” tra i palazzoni immensi e moderni della City, ne abbiamo proprio una di fronte ai nostri occhi… le chiese gotiche che di solito ci allargano il cuore con il loro slancio verso l’alto e l’infinito ci appaiono ora piccole e minuscole… ma sono un’isola di pace nel turbinio della metropoli… incredibile come appena varcato il cancello tutti  irumori della città ci arrivino alle orecchie in sordina, il traffico è lontano e attorno a noi abbiamo solo il verde del prato con il cimitero e l’aria che ci sfiora il viso… entrando solo luci di candele e profumo di incenso, sommessi bisbiglii e silenzio.

E tra queste chiese c’è anche quella che è divenuta un po’ il simbolo di Manhattan, la piccola chiesa di St,Paul… al suo interno tutto ci riporta all’11 Settembre quando divenne rifugio per persone e per anime perse, nel suo interno tutto è rimasto come allora, le coperte per i superstiti, i voti e le preghiere di chi è scampato alla morte e di chi non vuole dimenticare…

Interno della cattedrale di St. Paul

 E qui termina la prima parte di questo viaggio, mentre state leggendo le mie dita continuano a battere sulla tastiera accompagnate dal ticchettio della pioggia sui vetri e da quello dell’orologio che mi tiene compagnia da quasi 2 ore di scrittura e ricordi…

…continua

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