Il mio Giappone. Osaka

10 September, 2014

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In questi giorni tanti troppi pensieri che quasi mi hanno fatto accantonare il Giappone,  poi l’estate… ma questa mattina tra le pozzanghere sul sentiero di ghiaia del parco ho rivisto per pochi secondi il mio riflesso fondersi con quello di una pagoda alle mie spalle… Una goccia di acqua ha fatto tremolare per pochi secondi questa immagine e al suo posto il riflesso di un tempio…

Chiudo gli occhi ed ancora sento il profumo pungente dell’incenso, l’acqua fredda sgorgare dalle fontane, i passi frettolosi di zoccoli di legno sulla ghiaia… Il vociare lontano ed i colori delle decine di chioschetti che affollano l’ingresso ai templi,  il profumo del cibo da strada cotto al momento che ho imparato a conoscere, quelle parole dai suoni così ritmici che poco a poco hanno acquisito dei significati alle mie orecchie…
Quel cielo così azzurro e terso, l’aria carica del profumo di fiori, i ciliegi in fiore ad inebriarti i sensi…
Non voglio riaprire gli occhi perchè mai un ricordo è stato così denso e saturo di colore e di vita.

E con queste immagini vi invito nuovamente, così come fece Alice con lo specchio, a prendere la mia mano ed a tuffarvi con me in questo specchio d’acqua che ci separa dal mio Giappone, vi accompagnerò tra i vicoli di Nara a riscoprire il sapore dell’Antico Oriente… Camminerete scalzi su un morbido tatami respirando il dolce speziato profumo di legno che sa di passato.
Ci riempiremo gli occhi con i colori di Kyoto e dei suoi kimono, osserverete dai finestrini dello Shinkansen in folle corsa il monte Fuji innevato, rimarrete storditi dall’immensa Tokyo con i suoi pixel pulsanti giorno e notte e vi stupirete nel ritrovare in essa angoli di immensa pace tra i suoi parchi, con solo il sussurro delle fronde degli alberi a tenervi compagnia.

Lo Shinkansen corre veloce, silenzioso, seduti sulle poltrone del vagone la sensazione è di immobilità se non fosse per quei paesaggi fuori dal finestrino che sfrecciano veloci dinanzi ai nostri occhi.
La stanchezza del viaggio, gli occhi sempre più pesanti… di tanto in tanto ci dimentichiamo dove siamo, a ricordarcelo le distese di acqua e risaie, le case così particolari rispetto a quelle a cui siamo abituati, poco cemento e tanto legno… e quei tetti così eleganti con i loro profili leggermente ricurvi all’insù.

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Osaka, prima tappa, ci accoglie dopo circa 24 ore di viaggio tra aereo e treno.
Un groviglio di strade, salite e discese, ponti e pali a sostenere matasse di fili elettrici, donne che sfrecciavano in bicicletta e anziane signore dagli occhi a mandorla a salutarci con impercettibili inchini ogni qual volta ci si incrociava su un marciapiede.
E’ stato questo il primo impatto con il “mio” Giappone, una cortesia gratuita ed un rispetto per gli altri che a noi Occidentali viene messo dinanzi sin dal primo istante in cui si mette piede sul suolo giapponese, dalla signora addetta alla pulizia del treno che accoglie con un inchino le carrozze che appaiono sulla banchina, al controllore che dopo essersi inchinato dinanzi ad ogni passeggero fa un ultimo saluto alla carrozza prima di passare alla successiva. Il rispetto di chi ti incontra per strada e con un veloce cenno ti da’ il benvenuto nel proprio paese a quello del passante sulle strisce pedonali che con un inchino ringrazia l’automobilista che si è appena fermato per permettergli il passaggio… e che a sua volta contraccambia.

La prima sera in Giappone la ricordo con il sorriso, il simpaticissimo cuoco giapponese che ci ha accolto sulla porta del suo sushi bar, seduti al bancone ci ha intrattenuti per quasi 2 ore preparandoci davanti agli occhi il nostro sushi e “dialogando” a suon di gesti, mimica facciale e poche parole in Giapponese… lui esaltato nell’avere al suo bancone una coppia di Gaijin, Andrea completamente stordito dal viaggio ed in seria difficoltà nel comunicare con il suo perfetto inglese che in quella terra non serviva proprio a nulla e io quasi soffocante nell’aver scoperto a mie spese quanto grandi fossero realmente i pezzi di sushi in  Giappone a confronto di quelli mangiati in Occidente (che già faticavo a far entrare in bocca!).
E poi la notte, la prima nella terra del Sol Levante, una notte confusa… notte di stanchezza ma di veglia a causa delle 12 ore di fuso orario, una notte fatta di caldo appiccicoso, cuscini minuscoli e letti cortissimi (per il mio Ing!)…

Benvenuti in Giappone!

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Osaka è una metropoli, noi vi abbiamo passato i primi due giorni, ma “da vedere” non c’è poi molto, sicuramente in tutte le vostre guide viene associata all’imponenza del suo Castello situato all’interno del Parco del Castello di Osaka (Osaka jo Koen), uno degli spazi verdi più grandi della città.
Esso è stato costruito sull’estremità settentrionale del piccolo altopiano Uemachi-daichi  ed il suo basamento si trova quindi rialzato dal resto del parco e dell’intera città, appoggia su due piattaforme di terra rialzate supportate da due alti muri  e circondato da un fossato.
L’edificio centrale del castello è alto cinque piani all’esterno e otto piani all’interno, che assieme al dislivello naturale dell’altopiano garantiscono un’alta protezione ai suoi abitanti in caso di assedio.

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Quando una cultura è così diversa da quella a cui siamo abituati è difficile comprenderne appieno il significato e le mille sfumature, si parte in quarta con la guida alla mano ed il cellulare nell’altra cercando di individuare ogni edificio, parco, tempio… ma credetemi, parlo con la voce di chi ha studiato arte per più di 10 anni, in Giappone non fatelo.
In Giappone usate la guida il minimo indispensabile per decidere dove andare e come muovervi nella città, ma poi riponetela nullo zaino e lasciatevi guidare dagli occhi, dall’istinto…
Soffermatevi ad ascoltare il surreale silenzio in prossimità dei templi, un silenzio popolato dal fruscio degli alberi, il sussurro del vento nelle canne di bambù, i passi secchi degli zoccoli di legno sulle lastre di pietra… il fruscio delle striscioline di carta contenenti le mute preghiere dei fedeli… il gorgoglio dell’acqua purificante delle fontanelle…
Chiudete gli occhi e lasciatevi guidare dal profumo di incenso, dall’odore caldo e speziato del legno dei templi, quello polveroso dei tatami …

Fate vostro ogni singolo istante perchè mai più troverete quel senso di pace interiore che questo Paese sa infondere.

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Sono rimasta affascinata dall’atmosfera attorno ai templi.
La sommessa religiosità fatta di riti purificatori e propiziatori unita all’atmosfera quasi pagana che si respira nello spazio adiacente popolato da bancarelle, botteghini di cibo da strada e bancarelle in festa, quasi una festa di paese ma che per loro e la quotidianità.

Se osservate dinanzi a voi, all’ingresso di ogni tempio i fedeli eseguono una serie di riti, il calderone con l’incenso è sempre acceso e ognuno di loro con le mani si butta del fumo su alcune parti del corpo, chi ha malattie polmonari o cardiache si incensa il petto, chi soffre di problemi alla gola si incensa il collo… quasi una benedizione e una ricerca di sollievo tramite la religione; sciacquarsi le mani prima dell’ingresso al tempio è un segno di purificazione e lasciare le scarpe ai piedi del tempio stesso è d’obbligo per tutti (è buffo per noi occidentali ritrovarsi davanti a rispettabili signori in giacca-cravatta e… calzini bianchi… per non parlare di coloro che li avevano a disegnini fumettosi, vale la pena rifarsi l’intero corredo di calze solo per questo!).

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L’Okonomiyaki, tipica “frittata” giapponese contenente carne, pesce, verdura… cotta direttamente sulla piastra ardente (insomma, quella che cucinava Marrabbio in Kiss me Licia!!! ^^)

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L’altra faccia di Osaka è quella pulsante di luci al neon, l’Osaka che non dorme mai, quella eccentrica e colorata della notte.
E’ sicuramente questo continuo rimbalzare tra antico e moderno, silenzio e rumore, pace e frenesia ad avermi colpito.

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In Giappone ogni ristorante viene facilmente identificato dall’insegna posta fuori ad esso, così come la scelta dei piatti è agevolata dalla presenza delle riproduzioni dei piatti stessi in modelli in plastica che al momento possono apparire parecchio “kitsch”, ma che, al momento del bisogno, si rivelano un utilissimo alleato dato che difficilmente troverete menù in inglese e, sopratutto, se parlate in inglese non date assolutamente per scontato il fatto che possano capirvi!

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Contrariamente a quanto accade nei ristoranti giapponesi occidentali, in Giappone è difficile trovare un locale che proponga nel suo menù piatti che spazino dalla tempura al sushi. Al contrario, ogni locale è specializzato in un determinato piatto, troverete il locale che propone solo ed esclusivamente tempura (fritto giapponese), chi solo sushi… chi solo piatti a base di Pesce Palla… noodles… Soba… insomma occorre mettersi daccordo su cosa mangiare prima di entrare in un ristorante.

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Altra cosa curiosissima, può capitare che più ristoranti si trovino  nello stesso locale, ci è capitato di entrare in un negozio grande quanto il soggiorno di casa mia in cui convivevano tranquillamente 3 ristoranti!
Ah, e non stupitevi se alcuni ristoranti si trovano al primo/secondo/terzo piano dell’edificio che avete davanti: se lo spazio è poco e i locali sono tanti, quindi si sfrutta tutto lo spazio disponibile!

Se capitate ad Osaka dovete assolutamente provare l’Okonomiyaki, tipica “frittata” giapponese contenente carne, pesce, verdura… Vi viene cucinata al momento direttamente sulla piastra situata sul bancone dove vi accomoderete (sappiate regolarvi con i vestiti che automaticamente saranno fritti assieme alla vostra cena) , è possibile scegliere gli ingredienti che l’andranno a comporre (sempre che riusciate a farvi capire da chi ve la prepara), il mio consiglio è di essere sempre sorridenti, fare tanti inchini e mangiare quello che vi mettono davanti ^^ non morirete! eheh

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Mi sembra doveroso, a questo punto, darvi qualche info tecnica sui luoghi di ristorazione in Giappone.
Il pasto più importante è la cena: in una società dove le scuole (anche inferiori) prevedono un orario scolastico che spesso tiene i ragazzi impegnati fino alle 19  e i lavoratori rinchiusi in ufficio per anche 10 o più ore al giorno, è la cena l’unico pasto in cui tutta la famiglia si vede riunita.
I pranzi sono consumati direttamente sui banchi di scuola o in ufficio grazie ai bento, scatolette porta-cibo che ciascun giapponese si prepara a casa o acquista nei vari chioschetti situati nelle stazioni ferroviarie o lungo le strade in città (a tal proposito date un occhio ai bento che mi sono preparata nel corso di questi anni di blog, sono diventati una droga!), noi spesso compravamo i nostri bento direttamente sui treni.

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Contrariamente a quanto avviene in Occidente, non è una rarità trovare code infinite di persone in attesa di entrare in un ristorante, se volete mangiare rassegnatevi a dover fare la fila dinanzi all’ingresso del locale che avete scelto, si tratta di file ordinate e silenziose (che a noi italiani fanno anche un certo effetto… ) e molto scorrevoli dato che l’usanza impone che terminato il pasto ci si alzi e si lasci subito il locale.
Appena entrate nel vostro ristorante, dopo la serie infinita di inchini e sorrisi, sarete accompagnati ad un  tavolo (o al bancone stesso, a seconda del tipo di ristorante scelto) e vi verrà posto tra le mani il menù (i più attrezzati lo hanno anche in inglese, ma non voglio alimentare false speranze eheh) e vi verrà portata una salviettina umidificata di benvenuto. ecco, usatela solo per “lavarvi” le mani appena arrivati… vietato soffiarvisi dentro il naso o pulirsi la bocca!
Una volta scelto il vostro piatto cercherete (più o meno) di farvi capire dal cameriere a suon di gesti e smorfie e (tra un inchino e l’altro) sarete presto serviti!

Se preferite mangiare qualcosa “al volo” tra un’escursione e l’altra potreste provare i Takoyaki,  polpette fritte giapponesi di forma sferica tipiche della cucina di Osaka. Si cucinano dopo aver preparato una pastella fatta con una speciale farina di grano al cui interno viene posto un pezzo di polpo.
Le trovate sempre nei chioschetti adiacenti ai templi e il locali specializzati in città.

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Se invece volete avventurarvi nei supermercati giapponesi avrete l’imbarazzo della scelta: per i verduriferi/fruttariani come la sottoscritta sappiate che i giapponesi mangiano veramente poca verdura. Credo di avere battuto il mio personale record passando ben 4 giorni senza toccare neanche una foglia di insalata e al primo supermercato ho capito il motivo. Frutta e verdura sono estremamente care, tant’è che cercando qualche info a riguardo su internet mi sono imbattuta in un articolo in cui si diceva che è usanza regalare cesti di frutta/verdura anzichè mazzi floreali. Nonostante questo al quarto giorno, quando oramai guardavo mio marito e vedevo al suo posto un cespo di lattuga, sono riuscita ad impossessarmi di una vaschetta di ortaggi ed insalata mista in un supermercato, assieme ad un bel sacchetto di mele (pagate manco fossero d’oro).

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Oltre a questo potete tranquillamente trovare porzioni take a way di sushi (inutile dire che è ottimo anche quello del supermercato), piuttosto che noodles ecc ecc .
Ora, giusto per salutarvi con una “chicca” gastronomica, eccovi i pesciolini-snack che tanto piacciono a mio marito (quanto a me disgustano), tra i bimbi nipponici a quanto pare spopolano!!

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Prossima tappa… Nara!

… continua

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